Attacchi a Parigi, Oriana Fallaci e la profezia, ecco cosa disse sull’Islam e Parigi

Attacchi a Parigi, Oriana Fallaci e la profezia, ecco cosa disse sull’Islam e Parigi

Ecco quello che scrisse Oriana Fallaci all’indomani del Crollo delle Torri Gemelle riguardo la minaccia dell’Islam


C’è tutto il dolore e la rabbia di una Nazione per la tragedia che ha colpito Parigi nella notte di venerdì. Oltre cento le vittime nell’attentato rivendicato dall’Isis dove il numero dei morti è in continuo aumento. Una tragedia già scritta all’indomani delle Torri Gemelle verrebbe da pensare. Già, perché nell’articolo pubblicato il 12 settembre sul Corriere della Sera da parte di Oriana Fallaci, sembrava di essere di fronte ad una profezia che nell’arco di poco più di dieci anni sarebbe diventata una tragica realtà con la quale confrontarsi.

Le parole scritte con rabbia e determinazione della “Cassandra dell’Informazione” lasciano l’incredulità negli occhi del lettore, ricordando quella “Parigi è persa” trasformata oggi nella capitale del dolore e del terrore. Non si era risparmiata la giornalista, citando nel suo articolo anche un possibile attacco all’Italia, definita come “comodo avamposto”.

Ecco cosa aveva scritto riguardo l’Islam “moderato” Oriana Fallaci ben quattordici anni fa. Parole pronunciate nel 2001 ma che sembrano essere state dette poche ore fa.

Continua la fandonia dell’Islam «moderato», la commedia della tolleranza, la bugia dell’integrazione, la farsa del pluriculturalismo. E con questa, il tentativo di farci credere che il nemico è costituito da un’esigua minoranza e che quella esigua minoranza vive in Paesi lontani. Be’, il nemico non è affatto un’esigua minoranza. E ce l’abbiamo in casa. Ed è un nemico che a colpo d’occhio non sembra un nemico. Senza la barba, vestito all’occidentale, e secondo i suoi complici in buona o in malafede perfettamente-inserito-nel-nostro-sistema-sociale. Cioè col permesso di soggiorno. Con l’automobile. Con la famiglia. E pazienza se la famiglia è spesso composta da due o tre mogli, pazienza se la moglie o le mogli le fracassa di botte, pazienza se non di rado uccide la figlia in blue jeans, pazienza se ogni tanto suo figlio stupra la quindicenne bolognese che col fidanzato passeggia nel parco. È un nemico che trattiamo da amico. Che tuttavia ci odia e ci disprezza con intensità. Un nemico che in nome dell’umanitarismo e dell’asilo politico accogliamo a migliaia per volta anche se i Centri di accoglienza straripano, scoppiano, e non si sa più dove metterlo. Un nemico che in nome della «necessità» (ma quale necessità, la necessità di riempire le strade coi venditori ambulanti e gli spacciatori di droga?) invitiamo anche attraverso l’Olimpo Costituzionale. «Venite, cari, venite. Abbiamo tanto bisogno di voi». Un nemico che le moschee le trasforma in caserme, in campi di addestramento, in centri di reclutamento per i terroristi, e che obbedisce ciecamente all’imam. Un nemico che in virtù della libera circolazione voluta dal trattato di Schengen scorrazza a suo piacimento per l’Eurabia sicché per andare da Londra a Marsiglia, da Colonia a Milano o viceversa, non deve esibire alcun documento. Può essere un terrorista che si sposta per organizzare o materializzare un massacro, può avere addosso tutto l’esplosivo che vuole: nessuno lo ferma, nessuno lo tocca.”





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