Aspettando il mercoledì del taglio delle tasse

Un editoriale di Massimo Giacomini


 

Mercoledì per la prima volta si abbassano le tasse. Non ci crede nessuno? Lo vediamo”. E Matteo Renzi sempre baldanzoso fa il grande annuncio a Rai3. I giornali interpretano, i commentatori, sulla base delle loro opinioni, alternativamente prendono nel mucchio degli annunci sin qui pervenuti (e sono tanti) le indicazioni utili a sostenere una tesi piuttosto che un’altra; l’ottimistico “si può fare” contro chi vede solo “fuffa”. Chi spera contro chi dispera, chi scommette contro, chi scommette pro…   E poi ci siamo noi. Noi, quelli che non possono stare a guardare perché ogni sacrosanto giorno si presenta con qualcosa da mettere a posto, abituati a programmare ma costretti a stare alla finestra a sorbirci l’opinionificio totale di tv, stampa, blog, social network, un flusso continuo di pareri che per quanto illuminati possano essere, non servono a niente e a nessuno perché niente e nessuno è in grado di fornirci dati. Numeri nudi e crudi, nulla più. Di dirci – e con precisione – quanto risparmieremo, quanti soldi in più arriveranno nelle buste paga dei lavoratori, quanti ne verranno tolti dalle più improduttive delle spese pubbliche (Quali? Volete proprio l’elenco?)

Bella forza”, potrebbe dire qualcuno “ti scagli contro l’opinionificio e tu pure esprimi opinioni”. Vero, ma in questo momento, almeno, evito accuratamente di produrmi in previsioni. Anche perché la politica italiana ha un tasso di imprevedibilità talmente elevato che si fatica a separare la tesi dall’antitesi.

“Vediamo domani cosa succede”, sussurra – con aria rassegnata – l’uomo di buon senso e mentalmente compila il suo elenco: a chi il governo abbasserà le tasse? E soprattutto le coperture finanziarie…dove sono? I dieci miliardi che servono per tagliare il costo del lavoro non ammontano a due volte e mezzo il mancato gettito dell’Imu prima casa? E se per quasi un anno, Letta e Saccomanni si sono arrovellati il cervello cercando la quadra su cifre assai inferiori, come farà Renzi nel poco tempo che si è dato?  E a che punto si è con l’abolizione delle province? E con la spending review, il “tagliatore” assunto, Carlo Cottarelli, a che punto è? E a due settimane e passa dall’insediamento del governo, quel rullo compressore che prometteva progetti alla velocità di una Ferrari sul rettilineo di Monza, non s’è per caso fermato ai box? Ma certo che no, domani è il mercoledì del taglio delle tasse, lo ha detto Renzi. E io alzo le mani, ma incrocio le dita.

(Massimo Giacomini)

 

 

 





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