William Shakespeare, il vero mistero è il suo genio

William Shakespeare, il vero mistero è il suo genio

Shakespeare nasceva il 23 aprile di 450 anni fa…forse


L’unica prova dell’esistenza dell’uomo è la poesia. Così diceva il poeta guatemalteco Luis Cardoza y Aragón, ed è la frase con la quale Gabriel Garcia Màrquez chiudeva, nel dicembre del 1982, il suo discorso di accettazione del Premio Nobel per la Letteratura. La riprendiamo di proposito in questi giorni che il mondo, ancora malinconico per la dipartita di Gabo, festeggia i 450 anni della nascita di William Shakespeare (23 aprile 1564 – 1619). Il misterioso, sublime bardo, che continua a parlare a tutti, come dimostrato da quei giovani siriani che mettono in scena “Re Lear” in un campo profughi. Perché tutto il mondo è un solo palcoscenico e cambiano lingue e tempi, ma gli attori non cambiano mai, “Romeo e Giulietta“, dopo tutto, erano di Verona per caso. Nulla sarebbe cambiato se fossero vissuti in Bosnia, o in Iraq.

 

STC 22273 Fo.1 no.01, title page from a 4x5 color transparencyDi Shakespeare ci restano 37 testi teatrali, 154 sonetti e 5 poemi. Eppure senza di questi il mondo sarebbe diverso, la lingua inglese (e non solo) molto più povera, la storia della cultura umana priva di quei tipi umani che il poeta di Stratford-upon-Avon, ha delineato con precisione, potenza e bellezza, frutto di una conoscenza della mente e dell’animo umano capace di mettere in versi tutta la gamma delle emozioni e del conflitto. E se la poesia è un modo per avvicinarsi alla comprensione della realtà, si capisce perchè Shakespeare sia il poeta preferito dagli uomini di scienza, il più citato da essi. Che sia nato nello stesso anno di Galileo (15 febbraio 1564), dell’uomo che ha dato il via alla scienza moderna, non è una coincidenza. Ci troviamo in un momento storico in cui le nuove idee sul corpo umano, la terra e l’universo minacciano la vecchia visione del mondo medievale. Dopo Galileo e Shakespeare, questa visione si sgretola. Perfetta la sintesi del fisico Jorge Wagensberg quando dice che “La grandezza della scienza è che è in grado di capire il senza senso, la grandezza dell’arte è che in grado di intuire senza capire”.

 

Intanto nel Regno Unito e nel mondo il compleanno del bardo viene festeggiato con innumerevoli eventi, la verità è che non sappiamo neppure se la ricorrenza cada proprio il 23, manca un atto di nascita a dircelo. Sappiamo però dai documenti parrocchiali che William Shakespeare fu battezzato il 26 aprile 1564 nella chiesa della Santissima Trinità di Stratford – upon – Avon. Una delle poche certezze, in una storia personale coperta da molti misteri. Sono due le fonti principali che hanno dato agli storici la possibilità di delineare una struttura di base della sua vita. Una è il suo lavoro – le opere teatrali, poesie e sonetti – e l’altra la documentazione ufficiale, come i registri parrocchiali e di corte. Tuttavia, questi forniscono solo brevi schizzi di specifici eventi della sua vita e dicono poco della persona che ha vissuto quegli eventi.

Situata a 103 miglia a ovest di Londra, ai tempi di Shakespeare Stratford sull’Avon era una città mercantile divisa in due da una strada di campagna e un fiume. William era il terzo figlio di John Shakespeare, un commerciante di pellame, e Mary Arden, un’ereditiera locale. Aveva due sorelle maggiori: Joan e Judith, e tre fratelli più giovani, Gilbert, Richard e Edmund. Prima della nascita di William, suo padre aveva fatto fortuna col commercio ricoprendo anche incarichi ufficiali come assessore e ufficiale giudiziario. Intorno al 1570, tuttavia, le fortuna di John sembrano diminuire. Esistono scarsi documenti sull’infanzia di William, e praticamente nessuno sulla sua educazione. Gli studiosi hanno ipotizzato che molto probabilmente ha frequentato la King’s new school, a Stratford, dove si insegnava a leggere e a scrivere e si apprendevano i classici. E sono state proprio le troppe incertezze sulla sua formazione a portare alcuni a sollevare dubbi sulla paternità del suo lavoro e sulla sua stessa esistenza. Ma ritorniamo alle note biografiche “ufficiali”.

William Shakespeare sposò Anne Hathaway il 28 novembre 1582, a Worcester, lei arrivava da Shottery, un piccolo villaggio non distante da Stratford , aveva 26 e lui 18, ma a quanto pare Anne era in stato interessante. Nacque Susan, era il 26 maggio 1583. Due anni dopo, il 2 febbraio 1585 , arrivarono i gemelli Hamnet e Judith. Hamnet morirà per cause ignote all’età di 11 anni.

Dopo la nascita dei gemelli, ci sono sette anni di non documentati. Sono i cosiddetti “anni perduti “, dove abbondano le speculazioni su quello che Shakespeare facesse in questo periodo. Una teoria è che potrebbe essere andato a nascondersi per bracconaggio ai danni del proprietario terriero locale, Sir Thomas Lucy. Un’altra possibilità è che potrebbe aver lavorato come assistente maestro di scuola nel Lancashire. Ad ogno modo si ritiene che arrivasse a Londra intorno alla fine del 1580 e potrebbe aver trovato lavoro come assistente in alcuni dei teatri più in voga della capitale. Le prove che William Shakespeare si guadagnasse da vivere come attore e drammaturgo a Londra e forse aveva già prodotto diverse opere teatrali, risale al 1592. E’ datata al 20 settembre, la critica pubblicata sullo Stationers’ Register (una pubblicazione della corporazione) dove il drammaturgo Robert Greene parlando di William Shakespeare scrive: ” … C’è un corvo parvenu, abbellito con le nostre penne, che con il suo cuore di tigre avvolto in una pelle di attore, suppone d’essere in grado di enfasi su un versetto bianco come il migliore di voi… “.

Gli studiosi differiscono sull’interpretazione, ma la maggior parte è d’accordo sul fatto che potesse essere il modo di Greene per dire che Shakespeare stava raggiungendo il suo rango e quello di drammaturghi meglio conosciuti come Christopher Marlowe o Thomas Nashe.

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Altri documenti raccontano come all’inizio degli anni ‘90, William Shakespeare fosse socio della compagnia teatrale londinese Lord Chamberlain’s man. Dopo l’incoronazione di Giacomo I, nel 1603, la società cambia nome in King’s Men. Conti alla mano la compagnia doveva essere molto popolare e Shakespeare aveva già lavori pubblicati e venduti come letteratura popolare. E infatti la cultura teatrale nell’Inghilterra del sedicesimo secolo non era molto apprezzata dalla gente di alto rango. Tuttavia, molti membri della nobiltà erano buoni mecenati delle arti dello spettacolo e amici degli attori. E tale doveva essere Enric Wriothesley, conte di Southampton, cui Shakespeare dedicherà il primo e il secondo volume di poesie: “Venere e Adone ” (1593) e “Il ratto di Lucrezia ” (1594) .

Un salto in avanti, è l’anno 1597, e 15 delle 37 opere scritte da William Shakespeare sono state già  pubblicate. Coi soldi guadagnati ha acquistato una casa più grande a Stratford, per la sua famiglia. Quattro giorni a cavallo era la distanza che separava Stratford da Londra, quindi si ritiene che Shakespeare trascorresse la maggior parte del suo tempo in città tornando a casa una volta l’anno, durante il periodo quaresimale, nei 40 giorni in cui i teatri erano chiusi.

La casa natale di Shakespeare
La casa natale di Shakespeare

E’ il 1599, William Shakespeare e i suoi partner commerciali vedono già costruito il proprio teatro sulla riva sud del Tamigi, lo hanno chiamato Globe. Le cose devono andare bene se nel 1605, Shakespeare acquista beni immobili vicino a Stratford per 440 sterline, che raddoppiano il valore e gli rendono 60 sterline all’anno in locazioni. Questo fa di lui un imprenditore e la cosa, per gli studiosi ha un certo rilievo, questi investimenti gli danno il tempo di scrivere le sue opere senza interruzioni.

Con l’eccezione di Romeo e Giulietta, le prime opere di William Shakespeare, quelle scritte negli anni ‘90 (Riccardo II , Enrico VI -parti 1, 2 e 3- Enrico V),  mettono in scena le conseguenze drammatiche di governanti deboli o corrotti, gli storici del dramma vi vedono il modo di Shakespeare di giustificare le origini della dinastia Tudor.  Ma negli stessi anni Shakespeare scrive diverse commedie: ecco il romanticismo spiritoso di Sogno di una notte di mezza estate, il romantico Il Mercante di Venezia, l’arguzia e giochi di parole di Molto rumore per nulla, l’affascinante Come vi piaccia, e La dodicesima notte. Altre opere, forse scritte prima del 1600, sono Tito Andronico, La commedia degli errori, La bisbetica domata e I due gentiluomini di Verona.

E’ stato nel periodo successivo, ovvero dopo il 1600, che Shakespeare scrive le tragedie Amleto, Re Lear, Otello e Macbeth. Qui l’artista presenta impressioni vividissime del temperamento umano. Sono storie di fallimenti morali. E sono proprio i fallimenti che spesso guidano le trame di Shakespeare, distruggendo l’eroe e coloro che ama. Nel periodo finale i toni cambiano ulteriormente, arrivano quelle che la critica definisce tragicommedie, come Cimbelino, Il racconto d’inverno e La Tempesta. Anche se il tono è più grave rispetto alle commedie, non sono più tragedie oscure come Re Lear o Macbeth perché finiscono con la riconciliazione e il perdono.

Tradizione vuole che William Shakespeare sia morto il giorno del suo compleanno, il 23 aprile 1616, ma molti ritengono che sia un mito, l’ennesimo di una vita che ha dato luogo a una lunga serie di ipotesi e fantasie.

Circa 150 anni dopo la sua morte, sono state sollevate le prime questioni sulla paternità delle opere di William Shakespeare. Studiosi e critici letterari hanno preso a ipotizzare nomi come Christopher Marlowe, Edward de Vere e Francis Bacon come veri autori dei lavori teatrali.  Uomini più accreditati sotto il profilo letterario, tanto più che i documenti ufficiali della Chiesa della Santissima Trinità e della città di Stratford registrano l’esistenza di William Shakespeare, ma nessuno di questi attestano che lui fosse un attore o un drammaturgo .

A dare man forte agli scettici è la discussione su come un uomo d’istruzione tutto sommato modesta potesse scrivere con tanta forza poetica, creare personaggi tanto complessi e ricostruire ambientazioni storiche e geografiche così dettagliate. Ma non mancano documenti che gli attribuiscono alcune opere e che lo inseriscono all’interno della compagnia teatrale londinese dei Lord Chamberlain’s man, cosa, questa, che suffraga le ipotesi di chi afferma che Shakespeare sia esistito realmente.

E’ quanto pensano (o sperano) in molti a Messina, dopo che nei mesi scorsi ancora una volta s’è voluta far risaltare la notizia che il bardo fosse siciliano, che si chiamava in realtà Michelangelo Florio e che per sfuggire all’Inquisizione s’era dato il cognome della madre, Crollalanza, che con opportuna traduzione in lingua inglese ( “shake” – scrollare, e “speare” – lancia) diventa Shakespeare.

Superfluo chiedersi se crederci o non crederci (anche se la tentazione di usare l’argomento col solo scopo di far incavolare gli inglesi è forte), ciò che è vero è che la grandezza di William Shakespeare come genio drammatico non è stata riconosciuta pienamente fino al 19 ° secolo. Solo a cominciare dal periodo romantico dei primi anni dell’800 e continuando nel periodo vittoriano, i consensi e il rispetto per Shakespeare e il suo lavoro hanno raggiunto la sua altezza. E da lì non si sono mai mossi, né si muoveranno più.

Ovunque tu sia, chiunque tu sia stato: buon compleanno William!

 

 





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