Vittorio Messina, una mostra al MACRO

Vittorio Messina, una mostra al MACRO

Postbabel e dintorni, personale di Vittorio Messina, fino al 4 maggio al MACRO – Museo d’Arte Contemporanea Roma. Un’esposizione, a cura di Bruno Corà, che raccoglie quattordici opere della più recente produzione dell’artista siciliano che da molti anni ha fatto di Roma la sua città


La mostra di Vittorio Messina al MACRO è in stretto rapporto con quella che l’artista presenterà ad aprile alla Kunsthalle di Göppingen, in Germania, a cura di Werner Meyer e Bruno Corà. Entrambe, anche se con opere diverse, sono pensate per essere un momento di riflessione sull’evoluzione della poetica di Messina negli ultimi anni. Una riflessione sulla contemporaneità e sulla dimensione caotica del mondo metropolitano che inevitabilmente provoca una perdita di orientamento, una sensazione straniante dell’individuo alle prese con un orizzonte urbano (e sociale) dai contorni sempre meno definiti, dove gli opposti non si annullano ma celebrano il caos. E se fosse qualcosa del genere ad essere capitato nella Babele biblica? La suggestione è forte.

Nelle quattordici opere presentate al MACRO, e alcune delle quali di grandi dimensioni, Vittorio Messina (1946) riorganizza gli elementi centrali della sua pratica artistica: tornano gli elementi architettonici, i materiali edili, i neon ma anche la video arte, medium perfetto per una riflessione sul tempo (centrale nella video-installazione Hermes, frutto di una lunga genesi avviata nel 1970).

Scrive Bruno Corà: “All’insegna di una concezione formatrice che fa uso di modalità appartenenti a diverse tradizioni disciplinari poste tra loro in opposizione, dall’esperienza plastica al disegno, dall’assemblage allo smontaggio meccanico di parti, dal cinema alla fotografia, dall’architettura allo scavo archeologico, Messina ha dato vita a una strutturazione semiotica del proprio lavoro, che, mentre evidenzia le complesse fenomenologie oggettuali, volte a significare lo spazio e a investire di senso la nostra coscienza, le destituisce in realtà di ogni funzione e codificazione canonica. Il conseguente depotenziamento degli effetti esercitati da cose e oggetti che la percezione registra, e l’accrescimento di ambiguità e relatività delle loro relazioni con il contesto in cui sono introdotti, dà vita a una estraneazione analoga a quella sovente percepibile nell’orizzonte dei vari complessi metropolitani estesi a dismisura e in organizzazione caotica o, come suggerisce Messina, ‘postbabelica’. Ma con tali assetti para-architettonici e para-topici, si devono stabilire relazioni e il lavoro artistico induce e suscita domande e disincantate proiezioni a venire”.

Messina costruisce una dimensione insensata dove è proprio l’arte a restituire senso “Una dimensione post-babelica – dice Corà – talmente disposta al ‘possibile’ da abolire ogni forma di gerarchia, ogni regola precedente, ogni certezza presente e futura. Unica bussola di orientamento, l’atto artistico, accanto alla speculazione della scienza, come estremo riflesso di un gesto creatore, attributo passato dalle facoltà numeniche a quelle dell’uomo, da quando tenebre sempre più dense circondano il nostro sguardo”. www.museomacro.org

 

 





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