Verso la 54ma Biennale: i burqa inquietanti di Flavio Lucchini

Verso la 54ma Biennale: i burqa inquietanti di Flavio Lucchini

E’ spiacevole, ma è così: una parte del mare magnum della 54ma Esposizione internazionale d’arte della Biennale di Venezia sarà…


E’ spiacevole, ma è così: una parte del mare magnum della 54ma Esposizione internazionale d’arte della Biennale di Venezia sarà invisibile. Composto da opere sulle quali lo sguardo scivola, immediatamente richiamato altrove, lavori che rimarranno impressi sulla retina il tempo necessario perché lo sguardo arrivi a posarsi sulla prossima opera, incapaci di sollevare una qualsiasi reazione, un’emozione qualunque. E’ spiacevole a dirsi, ma è così.

Capita esattamente l’opposto per le donne in burqa o in niqab di Flavio Lucchini; donne che qualcuno vuole invisibili ma che non riescono ad esserlo, non possono esserlo.  Così si potrà non conoscere la storia di questo artista apparentemente “a scoppio ritardato” che per decenni è stato il personaggio più influente dell’editoria di moda, ma una cosa è certa: quei volti velati che diventano paradossali immagini da copertina ci scuotono,  ci fanno arrabbiare, e comunque chiedono d’interrogarci su quello che accade intorno a noi, nell’Islam delle nostre periferie  come in quel Medioriente “lontano” che pure non è mai stato così vicino.

Flavio Lucchini è ospite del Padiglione Italia nella sezione che rappresenta la Ragione Lombardia nell’ambito della panoramica sull’arte italiana proposta da Vittorio Sgarbi. Nello stesso periodo (4 giugno – 27 novembre) altre opere di Lucchini saranno presentate nella collettiva di sculture a cura di Luca BeatriceSign off design” che si terrà tra Archivio di Stato, Chiostro SS.ma Trinità, Campo dei Frari, San Polo. Ma per avvicinarsi ulteriormente all’universo Lucchini, l’appuntamento è con “What Women Want?all’Arsenale Space, una personale curata da Alan Jones.

 

Pochi in Italia conoscono il mondo della moda come Flavio Lucchini, mondo che cominciò a frequentare nei primissimi anni ’60. Per il gruppo Corriere della Sera, nel 1962 progettò Amica; nel 1965 creò Vogue Italia (Condè Nast) prime di tante riviste che porteranno Lucchini a diventare il numero uno dell’editoria di moda e a lanciare contemporaneamente un numero considerevole di stilisti, fotografi,  giornalisti di successo. Quando si allontanerà da quel mondo, senza mai staccarsene completamente, per Lucchini  s’aprirà una nuova era, quella della ricerca artistica. I rapporti tra arte e moda sono il suo terreno privilegiato mentre sperimenta tecniche e materiali diversi, accumula opere, sceglie di scansarsi dai riflettori. E così trascorrono 15 anni. Nel 2004 le prime mostre e la sorpresa:  Flavio Lucchini  si svela al mondo dell’arte contemporanea che impara a conoscere i suoi Totem urbani e i Gold, idoli in bronzo dorato in omaggio agli abiti-mito del nostro tempo; e i Dress memory in resina, i grossi Ghost, fantasmi d’abito senza corpo; le giocose Dolls, le zuccherose immagini della serie Marshmellows, i volti di donna in altorilievo e poi i Burqa, opere digitali e sculture sulla negazione della donna.

I miei Burqa sono i fantasmi di un passato che vive ancora oggi e sembra non progredire mai” spiega l’artista, ma in queste donne misteriose e tutte uguali vogliamo scorgere la femminilità, la bellezza, la giovinezza e persino l’individualità.   Sarà perché Lucchini sottolinea l’eleganza di quelle figure nere e le mette in posa  come su un set di Vogue per diventare copertine impossibili e coloratissime di testate di opinione, ritratti d’autore o l’ultima proposta di una grande griffe della moda. Il tutto per un intreccio di linguaggi dove l’arte si confronta con la moda, con la grafica, con la pubblicità, con la fotografia, con internet, con Photoshop, con il sociale.

La persuasione visiva è un’arte magica: non notiamo nemmeno com’è fatta” scrive Alan Jones nel saggio di catalogo, dote che Lucchini possiede assieme a pochi altri, a sua maestà Andy Warhol ad esempio, perché per dirla con il curatore “Anche spremendomi le meningi il più possibile, non ricordo nessun altro artista oltre a Andy Warhol e a Flavio Lucchini che abbia effettivamente lavorato ai piani alti, nel cuore dei media collegati alla moda. Oggi, mentre quasi tutti gli artisti contemporanei possono ricorrere ai media, non si sono mai seduti al pannello di controllo della scoraggiante macchina della comunicazione moderna”.

 





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