Venezia. “Il ragazzo con la rana” sfrattato. Al suo posto un lampione

Venezia. “Il ragazzo con la rana” sfrattato. Al suo posto un lampione

A Venezia si vuole sostituire una statua con un lampione “finto-antico”… ultima follia italiana


Si dice scandalizzato il critico Francesco Bonami nell’apprendere che Il ragazzo con la rana, l’opera di Charles Ray che dal 2009 ha cambiato il paesaggio di Punta della Dogana sarà mandato in pensione dal Comune. Una scelta che ha del surreale quella del sindaco di Venezia, Giorgio Orsoni, che intenderebbe così accontentare quei cittadini che preferiscono ritrovare al posto del fotografassimo ragazzo quella copia del lampione ottocentesco che stava lì prima della statua. E commenta Bonami su La Stampa: “Ancora una volta la codardia amministrativa e la politica del folclore, che a sua volta è folcloristica, hanno la meglio sulla vera cultura, contemporanea o meno che sia. Un lampione al posto di un’opera d’arte!

A capeggiare la rivolta anti-rana è Franco Miracco (già consigliere della Biennale di Venezia) secondo il quale l’opera dell’artista americano sarebbe solo un segno dell’imperialismo di Francois Pinault, il magnate francese che a Venezia ha ben due musei (palazzo Grassi e Punta della Dogana, appunto) e che quindi, come sottolinea opportunamente Bonami “a Venezia le opere d’arte le porta anziché toglierle“. Migliacco in cattiva fede? Per il critico d’arte sì, in “cattivissima fede” anzi. Perché in quella scultura non c’è niente che oltraggi la storia di Venezia, al contrario rappresenta un omaggio straordinario, un elemento che lega passato e futuro concepito dall’artista proprio per quel punto preciso. “Parte da lontano, dal romanzo di Mark Twain Huckleberry Finn, dove il protagonista ascolta il rumore delle acque del Missisipi e delle rane e sotto il cielo stellato prova questa sensazione d’incredibile meraviglia – spiega Bonami -. Meraviglia che milioni di turisti in arrivo da tutto il mondo provano davanti alle acque e alla magia di Venezia”. Turisti che impazziscono davanti alla poesia del “ragazzo” e vi scattano milioni di foto “lo fanno perché una delle qualità di questa scultura è proprio quella di far convergere l’antico con il contemporaneo, la città […] con il bianco puro dell’adolescente […] che con un piede leggermente in avanti sta per compiere un passo dentro la propria maturità, così come la famosa statua del Kouros greco tanto ammirata da Charles Ray […]”.

Una domanda resta sospesa, fermo restando l’alto tasso d’ignoranza diffusa. Perché accanirsi contro un’opera d’arte ? Semplicemente si fatica a riconoscere al contemporaneo la possibilità di produrre arte. In altri tempi i veneziani si sono ben circondati di opere contemporanee (prodotte nel loro tempo), ma erano evidentemente meno miopi di un’amministrazione che fa sfogare l’oscurantismo lasciando che un lampione (pure tarocco) vada a perdere posto del poetico ragazzino . “Non dobbiamo decidere tra i valori del passati e quelli del presente – conclude Bonami – ma tra i valori della civiltà, che sono sempre contemporanei, e quelli della barbarie, che sono sempre retrogradi. Far diventare un lampione simbolo della cultura delle tenebre mi pare paradossale“. E tutto questo a poche settimane dal via della Biennale d’Arte, che farà della Laguna il centro mondiale del contemporaneo. Ma ce la meritiamo?
(a.d)





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