Venezia, aspettando Manet

Venezia, aspettando Manet

“Manet, ritorno a Venezia” dal 24 aprile al 18 agosto una mostra ripercorrerà al Palazzo Ducale le tracce dell’arte italiana nell’opera di Manet. 80 opere, molti i capolavori e i confronti straordinari


Non c’è dubbio, il confronto tra Olympia e la Venere di Tiziano è il momento centrale della mostra veneziana: l’iconico dipinto, infatti, lascia per la prima volta la Francia e per la prima volta si ritrova affianco al nudo che l’ispirò, quella non meno sensuale Venere di Tiziano in arrivo per l’occasione dalla Galleria degli Uffizi (per approfondire clicca qui). Guardando al di là del parallelo tra le due dee dell’amore che peraltro è universalmente riconosciuto, qui si fa un passo avanti. Edouard Manet (1832-1883), che passò l’adolescenza a studiare i classici del Louvre e che per tre anni girò l’Europa, approdando anche in Italia e a Venezia, non fu influenzato solo da Goya, da Velazquez e da Hals, come diffusamente si pensa, ma la pittura italiana del Rinascimento, in particolare i grandi tableaux della pittura veneziana cinquecentesca (Giorgione, Tiziano, Tintoretto, Lotto), ebbero sul giovane artista ascendente duraturo. E la mostra di Palazzo Ducale, organizzata dalla Fondazione Musei Civici di Venezia con il Musée D’Orsay di Parigi, è questo che intende evidenziare.

Un legame col passato fortissimo, un bel paradosso, ma non il solo, per questo padre della pittura moderna. Se infatti i critici pongono Manet alla fine di una tradizione, proprio per il suo parafrasare le opere dei maestri del passato, altri lo eleggono a genio ribelle in lotta contro l’accademismo. La stessa lotta che fu degli impressionisti, dei quali sì fu amico, ma coi quali non volle mai confondersi, scegliendo tra l’altro di non di non esporre con loro al famoso salone del 1870.

Manet, allora, era già celebre, nel 1863 aveva portato al Salon des Refusés il suo “Le Déjeuner sur l’herbe“, raffigurante una donna nuda e un’altra, solo in parte vestita, che pranza sull’erba con due uomini abbigliati di tutto punto. Lo scandalo fu generale. L’Imperatore Napoleone III, promotore del salone lo ritenne “immodesto”, i critici vollero vedervi la volgarità.

E le Déjeuner, uno dei pezzi forti della mostra (proposto nella versione della The Courtauld Gallery di Londra), ritrova importanti precedenti ne La Tempesta di Giorgione e ne Il Concerto Pastorale di Tiziano. In entrambi c’è l’ambientazione rurale coi i nudi femminili contrapposti alle figure maschili vestite. Il Concerto Pastorale è nella collezione del Louvre di Parigi, la qual cosa rende ancora più probabile che Manet l’abbia studiato approfonditamente.

L’itinerario dell’esposizione trova altri capolavori imperdibili: Le fifre (1866), La lecture (1865-73), Le balcon (1869), Portrait de Mallarmé (1876 ca) la mostra promette di svelare “ancora molti esempi della profonda conoscenza dell’eredità di Venezia, Firenze e Roma, da parte del grande pittore”. D’obbligo quindi tornare sull’argomento. (a.d)

 

Édouard Manet (1832-1883) Olympia, 1863 Olio su tela, Parigi, Musée d’Orsay © Musée d’Orsay, Dist. RMN-Grand Palais / Patrice Schmidt

 

Tiziano
Venere di Urbino, 1538
Tela
Firenze, Galleria degli Uffizi

 

 

 





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