Venezia 71 – La Mostra oscilla tra alti e bassi con Costanzo e Akin

Venezia 71 – La Mostra oscilla tra alti e bassi con Costanzo e Akin

Accolto con favore il film italiano Hungry Hearts, ma con The Cut il concorso precipita


Quinta giornata ad alti e bassi alla Mostra del cinema di Venezia. Raccoglie applausi convinti Saverio Costanzo, il secondo italiano in corsa per il Leone d’Oro, volato fino New York per girare Hungry Hearts, presentato ieri in concorso.

Hungry HeartsLiberamente tratto da Il bambino indaco di Marco Franzoso, la storia pare attingere alle pagine della cronaca, concentrata sulla vicenda di Jude e Mina (Adam Driver, attore di buon cinema ma noto anche per la sua partecipazione alla serie della HBO Girls, assieme ad Alba Rohrwacher), coppia di sposi felice e innamorata, divorata dalla crisi che arriva dopo la nascita del loro bambino. Mina reagisce alla maternità con un eccesso di amore e di istinto protettivo che finirà per mettere a repentaglio la vita stessa del piccolo. Convinta che il suo sia un bambino “speciale”, un “bambino indaco” appunto, dotato di qualità che vanno preservate, la madre si chiude con lui in un rapporto esclusivo, ossessionata dall’idea di doverlo proteggere dall’inquinamento, dai batteri, dalla strada, dalla compagnia, dal cibo che potrebbe comprometterne la purezza. Si prende cura della sua alimentazione con verdure di coltivazione propria (in una piccola serra creata apposta sul tetto del loro appartamento), semi, olii ed erbe.

In un primo momento il marito non fa quasi caso a quelle manie, evidentemente dettate dal troppo amore, che poco a poco finiscono per trasformarsi in una forma patologica di integralismo. Il bambino non cresce come dovrebbe, ha la febbre, ma Mina non vuole portarlo dal medico perché potrebbe “avvelenarlo” coi medicinali. In fondo, “una madre sa sempre cosa è meglio per suo figlio”. E allora a Jude non resta che portarlo di nascosto in visita da un dottore che conferma le sue intuizioni: il piccolo è malnutrito e rischia seri problemi di salute. Jude comincia a integrare l’alimentazione del bimbo con carne e proteine, ma Mina se ne accorge e, come una Penelope, comincia a vanificarne gli effetti somministrando un olio, naturale e benefico, che “purificando” il suo organismo, impedisce l’assimilazione del nuovo cibo. La coppia si perde in un cortocircuito che mette in moto sentimenti contrastanti.

Film di originale fattura in cui si alternano diversi generi e stili, dal thriller fino all’indie americano, regge in maniera più che convincente nella prima parte, anche se in seguito si muove pericolosamente sul filo della farsa, senza riuscire sempre a evitare il rischio. Molto indovinata la scelta del cast.

Hungry Hearts - Venezia 71
Hungry Hearts – Venezia 71

 

Il concorso raggiunge invece il suo punto più basso (e sarà difficile superare il primato) con il secondo film in concorso della giornata: The Cut, ultimo capitolo della trilogia su “amore, morte e diavolo” firmata da Fatih Akin, il regista tedesco di origine turca (già autore di Soul Kitchen e La sposa turca) che un po’ di mesi fa aveva cercato di mandare lo stesso film al Festival di Cannes, trovando tuttavia poca disponibilità ad accoglierlo. E non a torto, perché il film, per la cui realizzazione ci sono voluti quasi otto anni, riduce quella tragica pagina della storia ancora oggi rimossa dal governo turco, che ha portato alla morte di circa 50.000 persone, così come la vicenda di un uomo che attraversa il mondo per poter ritrovare le figlie, a una lunga serie di cartoline che troppo spesso sfiorano il ridicolo.

The_Cut
The Cut di Fatih Akin

Beatrice Fiorentino





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