Venezia 71 – Il Leopardi di Martone: un giovane infelice e ribelle

Venezia 71 – Il Leopardi di Martone: un giovane infelice e ribelle

Mostra del cinema al giro di boa, sesto giorno dominato dalla presenza del cineasta napoletano


Se ne parlava già da settimane. Il giovane favoloso, biopic di Mario Martone sulla figura di Giacomo Leopardi è probabilmente il titolo che ha suscitato maggiori critiche “preventive”, ancora prima di sbarcare in laguna. Forse perché Noi credevamo, precedente prova del regista napoletano dedicata all’avventura risorgimentale italiana, aveva suscitato non poche perplessità, ma anche perché l’autore ha presto dichiarato l’intenzione di proporre una rappresentazione del poeta diversa da quella che solitamente ci viene proposta sui banchi di scuola. Un uomo libero di pensiero, ironico, un ribelle insomma. E non, come ci è stato sempre insegnato, l’uomo triste e malinconico a causa di una natura ostile che gli ha inflitto il castigo di un corpo malfermo.

Martone racconta la vita del poeta di Recanati
 dall’infanzia fino alla morte che lo ha colto a Napoli a soli 39 anni.
 Una vita infelice, completamente votata al sapere e alla letteratura. Eppure il Leopardi di Martone mostra anche segni di vitalità, anche se troppo spesso frustrata. Dai genitori in primis, e in seguito dai limiti che il suo corpo gli ha imposto. Dopo diversi tentativi di fuga falliti, all’età di ventiquattro anni il poeta, già noto negli ambienti letterari, lascia 
finalmente Recanati, pronto per aprirsi al mondo. Prima a Firenze, dove conosce l’amata Fanny Targioni Tozzetti e Antonio Ranieri, al quale si unisce in un rapporto di amicizia stretto e passionale che durerà per tutta la sua breve vita, e poi a Napoli. L’alta società italiana
apre le porte ai suoi successi, eppure Leopardi vive sempre con disagio quel mondo in cui le
 donne gli restano estranee e inaccessibili e dove tutti gli si rivolgono solo per adularlo o
per criticare il suo cronico pessimismo.


venezia 71 - Il Giovane Favoloso di Mario Martone con Elio Germano
venezia 71 – Il Giovane Favoloso di Mario Martone con Elio Germano

Partendo dallo studio del materiale scritto di Leopardi, Martone desidera restare quanto più possibile legato alla verità, senza avanzare teorie troppo ardite cedendo alla tentazione di romanzare gli eventi. Allo stesso modo non fornisce risposte a ogni costo, ci sono infatti domande (come quella che riguarda la natura del suo rapporto con Ranieri) destinate a rimanere senza risposta. Se c’è un’intenzione attribuibile a Martone è quella che di voler attualizzare il “suo” Leopardi. Per arrivare a questo il regista si è affidato al montaggio di Jacopo Quadri che, soprattutto nella prima parte del film conferisce al racconto un’impronta di inaspettato dinamismo, ma soprattutto al dj Apparat (pseudonimo di Sascha Ring) la cui musica elettronica aggiunge un tocco di insolita modernità lavorando per contrasto. Da segnalare che a partire dal trasferimento di Leopardi a Firenze, l’autore abbandona il registro stilistico precedentemente adottato perdendo qualcosa in termini di originalità.

Interpretato da Elio Germano, assieme a Michele Riondino, Massimo Popolizio, Isabella Ragonese, Anna Mouglalis, il film è stato accolto con applausi convinti, anche se non unanimi. La buona notizia è che il cinema italiano, nella selezione di quest’anno, si dimostra ampiamente all’altezza del concorso internazionale. I tre titoli presentati, hanno meritatamente convinto la critica e il pubblico, lanciando un segnale positivo e incoraggiante sullo stato di salute del nostro cinema.

Questo pomeriggio, oltre alla premiazione della montatrice di Martin Scorsese, Thelma Schoonmaker, cui verrà assegnato il Leone d’oro alla carriera, toccherà allo svedese Roy Andersson (A pigeon sat on a branch reflecting on existence) e al giapponese Shinya Tsukamoto (Fires on the Plain).

Beatrice Fiorentino





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