Venezia 71 – Joshua Oppenheimer piace in Mostra

Venezia 71 – Joshua Oppenheimer piace in Mostra

Il regista texano conquista tutti con The Look of Silence, seguito ideale di The Act of Killing


Joshua Oppenheimer domina la seconda giornata al Festival di Venezia, conquistando unanimemente pubblico e critica con The Look of Silence, seguito ideale del precedente The Act of Killing, candidato all’Oscar per il miglior documentario solo pochi mesi fa.

Nel suo coraggioso film, il regista texano affrontava con spietata lucidità il genocidio avvenuto nell’Indonesia di Suharto tra il 1965 e il 1966, quando sono state sterminate in maniera atroce e del tutto arbitraria oltre un milione di persone accusate di comunismo. In The Look of Silence Oppenheimer torna su quei luoghi e quei temi, convinto che la storia non si fosse esaurita nel precedente film.

Dopo aver quindi sentito le voci dei carnefici, che con dovizia di particolari descrivevano gli orrori di quella mattanza, il regista offre stavolta l’altra faccia della medaglia, raccogliendo la testimonianza delle vittime di quella barbarie passata sotto silenzio. In particolare sceglie lo sguardo di Adi Rukun, il cui fratello è stato trascinato via dallo squadrone della morte per seviziarlo fino a ucciderlo e gettarlo nello Snake River, dove ogni notte scorrevano i cadaveri dei dissidenti.

Il lavoro di Oppenheimer svela quegli episodi atroci senza alcuna forma di esibizionismo. “L’anatomia di un genocidio” che descrive è semmai agghiacciante nella sua pretesa oggettività.

Adi Rukun visita le case degli aguzzini, oggi anziani malfermi, con il semplice intento di parlare.

Parlare di cose che non devono essere dimenticate o rimosse. Senza desiderio di vendetta, né in tono d’accusa. Ciò che invece pretende (perché doverosa) è un’ammissione di responsabilità, processo necessario per poter arrivare a una condizione di convivenza non condizionata dalla paura.

Trailer

https://www.youtube.com/watch?v=jqLLhoIrp8E

La rançon de la gloire di Xavier Beauvois

Nella stessa giornata il concorso ha generosamente accolto la commedia francese (ma di chiara ispirazione italiana) di Xavier Beauvois La rançon de la gloire, ispirato a fatti realmente accaduti nel 1977, quando due simpatici balordi, sfiancati dall’assenza di prospettive, trafugano la salma di Charlie Chaplin per chiederne un riscatto. L’autore coglie l’opportunità di rivolgere un affettuoso omaggio al grande Chaplin, a cui dedica diverse citazioni: dalla musica di Legrand che riprende il tema di Luci della ribalta, alla trasformazione del personaggio Eddy in una sorta di “Calvero”, mentre si trucca allo specchio.
Commedia godibile ma piana, certamente non all’altezza di stare in concorso.

“Tales” – Storie di Rakhshan Banietemad

Il terzo titolo in corsa per il Leone d’Oro viene dall’oriente. In Tales – Storie della regista Rakhshan
Banietemad, una serie di personaggi, soprattutto femminili, si passano il testimone per descrivere l’Iran di oggi, tra difficoltà e coraggio. Al di là di alcune realtà sociali che emergono, il film riserva davvero poche sorprese.

Beatrice Fiorentino





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