Van Gogh, Artaud, la follia e il suicidio sociale: una mostra a Parigi

Van Gogh, Artaud, la follia e il suicidio sociale: una mostra a Parigi

Van Gogh / Artaud “Il suicidato dalla società” dall’11 marzo al 6 luglio al museo d’Orsay. Una mostra curata da Isabelle Cahn, conservatore capo dell’istituzione parigina


Autoritratto come artista 1887/88 - Van Gogh Museum, Amsterdam (Vincent van Gogh Foundation)
Autoritratto come artista 1887/88 – Van Gogh Museum, Amsterdam (Vincent van Gogh Foundation)

Pochi giorni prima dell’apertura di una retrospettiva di van Gogh al museo de l’Orangerie nel 1947, il gallerista Pierre Loeb suggerì allo scrittore Antonin Artaud (1896-1948) di cimentarsi in un saggio sul pittore. Il punto di partenza era che solo chi come Artaud aveva vissuto sulla propria pelle l’esperienza di nove anni d’ospedale psichiatrico avrebbe potuto comprendere pienamente l’opera di un artista considerato pazzo. Il libro che ne sortì “Il suicidato dalla società”, e storia vuole Artaud scrisse di getto, nasceva sulla scorta dell’articolo Sa Follie? di François-Joachim Beer, che riportava il parere psichiatrico su van Gogh, considerato “squilibrato con eccitazioni violente e maniacali” e privo di ponderazione mentale. Per Artaud quell’articolo fu un denotatore e sfidando la tesi sostenuta da Beer, si ribellò veementemente contro la sentenza della società sulla salute mentale del genio olandese. In breve sosteneva che volendo evitare “verità insopportabili “, la coscienza ordinaria, infastidita dalla sua pittura aveva spinto van Gogh al suicidio: « Van Gogh […] non si è suicidato in un impeto di pazzia, nel panico di non farcela, ma invece ce l’aveva appena fatta e aveva scoperto chi era quando la coscienza generale della società, per punirlo di essersi strappato ad essa, lo suicidò ». Tutto ciò può sembrare “folle” o quantomeno eccessivo, in realtà Artaud, nel riconoscere una consapevolezza superiore in van Gogh (e con lui in altri presunti matti come Poe, Baudelaire, Hölderlin, Coleridge e Nietzsche) ci fa riflettere sulla difficoltà della società, anche quella contemporanea, di convivere con l’elemento spaesante e, nel tentativo di uniformarlo, finisce per condurlo all’autodistruzione.
Per suffragare la sua tesi Artaud, si basò essenzialmente su alcuni quadri di Van Gogh e sulle lettere dal pittore al fratello Theo. La mostra, nell’analizzare il lavoro di Antonin Artaud , comprende quaranta dipinti, una selezione di disegni e lettere di van Gogh, disegni di Artaud e fotografie che lo rappresentano al momento della stesura del libro. Un evento tutto da meditare. (http://www.musee-orsay.fr )





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