Un archivio da Guinness dei primati

Un archivio da Guinness dei primati

Tra i tanti, invidiabili record che Londra detiene, se ne è aggiunto un altro di recente, ossia l’archivio archeologico più grande del mondo.


Ben dieci chilometri di scaffali, 120 mila scatole con oltre cinque milioni di reperti provenienti da ottomilacinquecento scavi eseguiti nella sola capitale, a cominciare dal 1830, in piena Victorian Age.

Si tratta del LAARC, il London Archaeological Archive and Research Centre, presso il Museum of London, un intero, vastissimo museo dedicato unicamente alla storia della metropoli sorta in età romana lungo le rive del Tamigi.

Già al momento della sua inaugurazione, dieci anni fa, non si poteva non rimanere stupefatti di fronte all’immane opera di catalogazione compiuta dagli esperti museali londinesi, dalla minuscola tessera di mosaico, al brandello di una tunica medievale, da un osso di balena a una montagna di scarpe, raccolte dai tempi romani ad oggi.

Com’è ovvio gli oggetti più significativi – afferma Dan Nesbitt, uno dei dieci professionisti impiegati a tempi pieno in questo archivio monumentale – vanno in mostra al museo, ma ogni singolo contenitore costituisce un potenziale tesoro d’informazione e curiosità: una dentiera di duecento anni fa, strumenti chirurgici di età romana, una selezione di bottiglie per esperimenti di stregoneria, tavolette medievali con maledizioni … Personalmente sono stato molto affascinato dai ritrovamenti negli scavi del Rose Theatre, come i vestiti di scena insieme alle ossa degli orsi che combattevano nell’arena”.

Una spiegazione di come sia stata possibile la conservazione di un numero talmente elevato di reperti di ogni epoca storica documentata archeologicamente è fornita da Roy Stephenson, direttore delle collezioni archeologiche del Museo: “L‘ambiente umido del fiume è ideale per conservare oggetti di ogni tipo e non finisce mai di stupire. Per esempio un oggetto che mi ha sorpreso parecchio è stata una mazza da guerra Maori, probabilmente un souvenir dalla Nuova Zelanda di qualche avventuriero del XVIII secolo

 

(Matteo Trucco)





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