Topolino “sfruttato” dall’arte, ed ora arriva Damien Hirst

Topolino “sfruttato” dall’arte, ed ora arriva Damien Hirst

Damien Hirst interpreta Topolino con una rivisitazione dei suoi Spot e mette il dipinto in all’asta di Christie’s per l’Associazione Kids Company


Con Salvador Dalì anche Topolino diventa surreale, è il 1954 e Walt Disney e il grande artista catalano s’incontrano per produrre il cortometraggio d’animazione Destino. Leggenda vuole che Disney affermasse nell’occasione: “Tu sei un genio. Io sono un genio. Immagina quello che possiamo fare insieme”. Con Andy Warhol, che riprenderà Mickey Mouse negli anni ‘80, inserendone l’immagine nella serie di opere denominate “Myths”, l’orecchiuto topo finisce in un portfolio di 10 serigrafie dove i miti non arrivano da remote civiltà, ma dal cinema, e sono quei personaggi immaginari amati e riconosciuti da milioni di persone in tutto il mondo. E allora, acconto a Topolino ecco Howdy Doody, Babbo Natale, Dracula, La Strega Cattiva dell’Ovest, e lo zio Sam. Un altro genio della pop art, Roy Lichtenstein, aveva ripreso il topo 20 anni prima di Warhol. E’ il 1961, e l’artista, invitato dai suoi figli a dipingere qualcosa di buono come le immagini dei loro fumetti, produce la sua prima vera opera di pop art: “In cerca di Topolino”, dove Mickey Mouse e Paperino sono fuori a pesca, con tanto di nuvoletta e quella pittura “a puntini” a imitare quelli utilizzati per l’ombreggiatura del cartone animato originale.
Il dipinto, di proprietà della National Gallery of Art di Washington, è ora considerato il suo lavoro più formativo.  Da Claes Oldenburg, che ha ripreso Topolino in molteplici occasioni (dalle maschere alle forme scultoree) a Mimmo Rotella, la creatura di Walt Disney ha ispirato, col suo carico di significati e di simpatia, una moltitudine di artisti. Ma è diventato anche protagonista tragico, con Banksy, che lo inserisce con il clown Donald McDonald accanto alla celebre immagine ripresa da Nick Ut della ragazzina vietnamita che fugge terrorizzata dal villaggio bombardato dal naplam, nel 1972. Topolino diventa per il graffitista un fantasma in quella negazione dell’infanzia che è la guerra.

Da ultimo, ecco arrivare Damien Hirst, a dare la sua personale interpretazione al personaggio.

Le forme tondeggianti di Mickey si adattano perfettamente ad una rivisitazione dei celebri “Spot” di Hirst, che, per la prima volta, vanno a comporre una figura identificabile. L’opera  s’intitola semplicemente “Mickey” ed è una vernice su tela di 1829 x 1054 millimetri. “Topolino rappresenta la felicità e la gioia dell’essere bambinispiega Hirst –  e io ho ricondotto le sue forme a degli elementi base con pochi cerchi colorati. Spero che il pubblico ami quest’opera, perché è istantaneamente riconoscibile: Topolino è un’icona popolare universale”.

Il dipinto sarà venduto all’interno dell’asta “Post-War and Contemporary Art”, che si terrà a Londra presso la sede di Christie’s (8 King Street, St. James’s) il 13 febbraio alle ore 19.00. L’opera sarà visibile al pubblico durante la mostra che anticiperà l’asta, dall’8 al 13 febbraio. I proventi della vendita dell’opera di Hirst saranno devoluti all’associazione Kids Company, un’istituzione benefica che combatte il disagio di bambini e adolescenti e che l’artista supporta da tempo. Francis Outred, Head of Post-War and Contemporary Art, Christie’s Europe, spiega: “Damien è un’aggiunta molto importante e significativa alla ricca interpretazione di Mickey Mouse in chiave artistica. Partendo dal suo linguaggio pittorico universalmente riconosciuto – i cerchi colorati – e applicandolo alla figura di Topolino in una composizione semplice ma efficace, l’immagine risultante dimostra come entrambe le icone appartengano in modo profondo al nostro immaginario collettivo”. (a.d)

 

Mickey, Damien Hirst
Mickey, Damien Hirst

 





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