Tesoro di Hitler, l’ambiguità del caso Gurlitt e il buon esempio olandese

Tesoro di Hitler, l’ambiguità del caso Gurlitt e il buon esempio olandese

In Olanda, governo e musei mettono on line le opere d’arte acquisite in modo dubbio, frutto dei saccheggi agli ebrei


Il mondo ancora tiene ancora gli occhi puntati su Cornelius Gurlitt, l’ottantenne tedesco che conservava nella propria casa un tesoro di 1500 opere d’arte trafugate dai nazisti alle famiglie ebree (o acquisite in modo dubbio), e mentre quadro dopo quadro, le autorità tedesche cominciano a diffondere le immagini riemerse dal buio del tempo, il Der Spiegel in un ampio articolo “dipinge” l’anziano come un patetico asociale, un poveraccio da compatire, un uomo convinto che i suoi dipinti fossero i suoi amici, “i fedeli compagni che non ha nella vita reale”. L’uomo che credeva “che preservare l’eredità del padre fosse il compito della sua vita”. Ed è certo di avere qualche colpa in questo “terribile incidente” (la scoperta del tesoro ndr) perché i dipinti dovevano essere protetti, “come suo padre aveva fatto contro gli spari dei nazisti, contro le bombe, contro i russi contro gli americani. Per Cornelius suo padre era un eroe, lui è invece al fallimento”.

Un personaggio da romanzo il vecchio Gurlitt, che non si fa capace di non poter neppure uscire a fare la spesa senza avere i flash dei fotografi addosso, un personaggio ambiguo, un

Un Kandinsky "dubbio" dello Stedeliijk
Un Kandinsky “dubbio” dello Stedeliijk

antieroe dell’inazione, che ha perseguito il male senza commetterlo in prima persona, ma lo ha ricevuto in eredità e poi custodito come ragione di vita. Un personaggio affascinante, nella sua banalità, che un grande romanziere potrebbe elevare a icona letteraria.

Ma contro il fascino letterario del vecchio Gurlitt e del suo tesoro meraviglioso, ci preme sottolineare un bell’esempio che arriva dall’Olanda. L’associazione olandese dei Musei ha infatti individuato 139 opere d’arte presumibilmente rubate dagli occupanti degli ebrei tra il 1933 e il 1945. Incluse per i motivi più vari, a volte frutto di acquisti in buona fede, nelle collezioni di 41 gallerie d’arte (hanno preso parte alla ricerca 162 musei alcuni prestigiosissimi), la scoperta delle opere è stata possibile dopo quattro anni di ricerca.

Almeno 61 pezzi hanno già un possibile proprietario. Per dare la possibilità a tutti di consultare il database, l’Associazione e il governo olandese si, hanno aperto un apposito sito web , www.musealeverwervingen.nl un catalogo digitale della vergogna che mostra 69 dipinti, 24 disegni, due sculture, 31 imbarcazioni e 13 oggetti sacri, sequestrati ai loro proprietari sotto la minaccia durante l’occupazione tedesca dell’Olanda. Tra questi opere di Matisse, Kandinsky, Lissitzky, Hans Memling , Jan van Goyen. Nel 2014 il sito sarà tradotto anche in inglese.
Durante l’occupazione nazista dei Paesi Bassi (1940-1945), le famiglie ebree che possedevano opere sono state depredate o costrette a vendere i tesori a basso prezzo. Altri sono stati costretti a vendere per permettersi la fuga dal paese. Molti di questi pezzi sono stati acquisiti in buona fede dai Musei Nazionali dopo vari giri da concessionari privati ​​e case d’asta . La maggior parte sono ora catalogati nel Rijksmuseum e Stedelijk  di Amsterdam  ma anche nelle principali gallerie de L’Aia, Rotterdam, Otterlo, Eindhoven.

(a.d)





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