Teatro Grande di Pompei: cos’era, cos’è, cosa sarà

Teatro Grande di Pompei: cos’era, cos’è, cosa sarà

Con le rappresentazioni de L’Orestea Agamennone, domani 28 giugno e Coefore/Eumenidi il 29 con la regia di Luca de Fusco, riapre al pubblico e alle rappresentazioni internazionali il Teatro Grande di Pompei, uno dei più belli e suggestivi al mondo


Il teatro Grande di Pompei è l’emblema di tutto ciò che non ha funzionato, negli anni scorsi, nella tutela del sito archeologico più importante del mondo. Una storia di restauri “hard” che hanno ricoperto col cemento le antiche pietre e che sono culminate in un’inchiesta giudiziaria, al sequestro della struttura da parte della Magistratura e a sette rinvii a giudizio per il rialzo esponenziale dei costi. E così, dopo una riapertura trionfalistica, nientemeno con Riccardo Muti a dirigere l’orchestra, il manufatto di età augustea è rimasto congelato (ops sequestrato) per quattro anni. La Giunta della Campania, in occasione del Forum Universale delle Culture, ne ha voluto la riapertura, coinvolgendo nel progetto tutti i siti Unesco della Regione.  Gli spettacoli firmati Luca de Fusco  (prodotti da Fondazione INDA Teatro greco di Siracusa),  sono una certezza, hanno già raccolto circa 120mila spettatori e ritrovare in quel luogo delle vere rappresentazioni teatrali non può che essere interpretato come un segnale di rinascita. Sembrano distanti anni luce il 1971 dei Pink Floyd live in Pompei o le rappresentazioni estive che a cavallo dei due decenni riempivano la cavea di spettatori entusiasti. Ma guardiamo avanti. Nei giorni scorsi, la conferenza stampa per la riapertura, è stata l’occasione per parlare della riorganizzazione della Soprintendenza, dell’impegno della Regione Campania ad attivare e programmare progetti di valorizzazione e di promozione in tutta l’area vesuviana e nei comuni della “buffer zone”, l’avviato iter per concludere i lavori di restauro previsti nel Grande Progetto Pompei e infine le importanti collaborazioni internazionali in ambito scientifico e artistico. Insomma, il dissequestro del teatro Grande e gli spettacoli che vi saranno rappresentati intendono simboleggiare l’inizio di una stagione culturale e di rilancio di uno dei siti archeologici più importanti al mondo. Riportiamo per dovere di cronaca, verificheremo.

POMPEI Teatro

Autorizzato ad accogliere circa 1800 spettatori, il teatro Grande di Pompei in età augustea ne poteva ospitare circa 5.000. Edificato nel II sec. a.C., il teatro sfrutta il pendio naturale per la costruzione delle gradinate (cavea), a ferro di cavallo, distinte in tre zone, di cui quella inferiore (ima cavea), rivestita di marmo, era riservata ai decurioni ed ai cittadini importanti. Palcoscenico e scena – adorna di marmi e statue – in opera laterizia, risalgono al restauro del 62 d.C., ovvero a dopo il terremoto che devastò l’area vesuviana diciassette anni prima della ben più catastrofica devastazione vulcanica. Nell’antichità vi si rappresentavano le Atellanae, ma anche le commedie di Plauto e Terenzio, i mimi e i pantomimi.

 

 





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