Storie d’arte. Le peripezie della bella Cecilia, alias la Dama con l’ermellino

Storie d’arte. Le peripezie della bella Cecilia, alias la Dama con l’ermellino

La Dama con l’Ermellino, il ritratto di Cecilia Gallerani dipinto da Leonardo intorno al 1490 ha lasciato la collezione Czartoryski…


La Dama con l’Ermellino, il ritratto di Cecilia Gallerani dipinto da Leonardo intorno al 1490 ha lasciato la collezione Czartoryski di Cracovia per una tournée europea. Fino al 4 settembre è a Madrid, star della mostra allestita a Palazzo Reale che riunisce numerosi capolavori provenienti dai musei polacchi ; poi la ritroveremo a Berlino per una mostra sul Rinascimento, e infine, in novembre, alla National Gallery,  bella tra le belle nell’esposizione evento che il museo londinese dedicherà a Leonardo da Vinci pittore alla corte degli Sforza.

Al suo confronto la più pagata delle dive di Hollywood impallidisce: è bella e sempre in forma, malgrado l’età. Non teme cadute e su di lei il bisturi del chirurgo estetico non s’è mai posato, rifacimenti, infatti, non ne ha mai subiti, se non nello sfondo, sul quale è stato steso un uniforme strato di vernice nera, ad opera, pare, nientemeno che di Eugène Delacroix. Da mezzo millennio incanta il Lady_with_an_Ermine_headpubblico, senza neppure degnarsi di guardarlo negli occhi,  senza scoprire un lembo della sua carne che vada oltre il collo, quelle mani lunghe, quasi mascoline, distrattamente posate su un ermellino (simbolo di Ludovico il Moro, detto appunto, l’ermellino) troppo cresciuto per essere vero e che le assomiglia anche un po’; e poi quel viso da donna appena sbocciata con le guance ancora teneramente tonde ma lo sguardo che non si sottomette. Non è triste come una Madonna, Cecilia, non è neppure la dea dell’amore che la favorita di un signore dovrebbe essere, ma è bellissima, elegante e algida nel suo abito “alla spagnola” e pure con un lampo di brace che le attraversa lo sguardo. Sfuggendo ai canoni delle rappresentazioni femminili del suo tempo, Leonardo ci rimanda l’immagine di una donna moderna.

CHI E’ CECILIA GALLERANI?

La storia di Cecilia Gallerani (1473-1536) ci manda ben poche informazioni. Sappiamo che nasce a Siena in quella che oggi definiremmo un famiglia borghese, il padre, Fazio, senza titoli nobiliari ricopre diversi incarichi presso la corte milanese, è anche ambasciatore a Firenze e Lucca. Sua madre, Margherita Busti è la figlia di un celebre giurista. Ha sei fratelli, Cecilia e cresce ben istruita, conosce il latino, la musica, legge, scrive poesie e pare abbia anche una bella voce. Qualità apprezzate alla corte degli Sforza, nelle riunioni in cui gli intellettuali milanesi discutono di filosofia e letteratura. Ma questo avverrà dopo. Ha dieci anni quando viene promessa in sposa a Stefano Visconti, il fidanzamento viene rotto quattro anni dopo, nel 1487, per motivi sconosciuti. Sappiamo che nel maggio del 1489 la ragazza lascia la casa paterna per il Nuovo Monastero, ed è forse lì che incontra Ludovico Sforza, il Moro. Ha 17 anni o 18 quando Leonardo, pittore alla corte di Milano, la ritrae nel suo capolavoro. Il signore di Milano, dal carattere irruento e sanguigno, è scapolo ed ama le donne. Cecilia diventa la sua amante ma un anno dopo Ludovico sposa Beatrice d’Este. La giovane donna continua a mantenere il suo appartamento nel castello milanese e nel 1491 dà al Moro anche un figlio, Cesare, che prenderà la carriera ecclesiastica e morirà giovanissimo, pare nel 1514.

Ma Beatrice d’Este scopre la loro relazione e il “bravo marito” Ludovico chiede a Cecilia di lasciare il castello di Porta Giovia. Lei va a vivere a palazzo Verme, quindi, nel 1492, sposa il conte Ludovico Carminati de’ Brambilla, conosciuto come “Il Bergamino“. Dopo la morte di suo marito e di suo figlio si ritira a San Giovanni in Croce, un castello nei pressi di Cremona dove muore in un giorno imprecisato del 1536. Il suo corpo sarebbe sepolto nella tomba della famiglia Carminati nella chiesa di San Zavedro, a San Giovanni. Matteo Bandello la descrive come patrona  delle arti, animatrice di uno dei salotti più colti d’Europa. E questo chiarisce l’indipendenza di carattere che Leonardo ha così superbamente rappresentato.

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LE PERIPEZIE DI UNA COLLEZIONE

La Dama con l’ermellino, ospitato al museo della fondazione Czartoryski di Cracovia, è probabilmente l’unico dipinto di Leonardo ad appartenere ad un privato, il principe Adam Karol Czartoryski, custode di un’eccezionale raccolta che fu iniziata duecento anni fa da una sua antenata, Izabela Czartoryska (1746-1835) e continuata da tutti i membri della famiglia. Fu Adam Jerzy, nipote di Izabela ad acquistare il Leonardo, così come un prezioso dipinto di Raffaello che è poi andato perduto nelle mani dei nazisti nel 1945, un bel mistero, questo, che meriterebbe d’essere sondato.

Il dipinto, ha in questi due secoli seguito le tormentate vicende politiche della Polonia, spostato in più parti d’Europa per sfuggire a invasioni e guerre che flagellano il territorio polacco, ambito prima dai russi e quindi dai tedeschi. E’ il 1940 quando i nazisti imballano la ricca collezione – tra cui figurano il Raffaello e il Leonardo – per consegnarla a Hitler. Cinque anni dopo, il governatore tedesco di Cracovia, Frank,  trasfersce la collezione in Slesia, gli alleati la intercettano e riportano la collezione a casa, ma il Raffaello è andato, perduto per sempre. Dopo 46 anni di comunismo, la corte suprema della Polonia decide che il principe Adam Karol Czartoryski è il proprietario della ricca raccolta, nel 1991 lui crea la fondazione che gestisce il museo di Cracovia.

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Non è la prima volta che la bella Cecilia, lascia la casa per andarsene in giro per musei. Le sue condizioni sono buone, anche se ogni trasferimento viene, comprensibilmente, accompagnato da contestazioni. A Londra l’arrivo della bella Cecilia ha già suscitato il dibattito, il principe polacco sostiene che potrà sostituire nell’immaginario collettivo la Monna Lisa. Ci riuscirà? Cecilia è più giovane, più bella, più magra della Gioconda, dunque più moderna, non ha lo stesso sorriso, ma quello sguardo “rivela” altrettanti misteri. Rimandiamo ad un articolo già pubblicato per saperne di più (leggi qui)    (AD)

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