San Valentino, l’arte e l’eros

San Valentino, l’arte e l’eros

San Valentino carnale, ma con gli occhi degli artisti


Da Egon Schiele che più di tutti, nel suo tempo, ha provato a raccontare la passione carnale, a Pablo Picasso e la sua ossessione per le donne, che lo spinse in età già avanzata a realizzare tra l’altro una serie di stampe erotiche ispirate a Raffaello. E poi lo Shunga giapponese, quella caratteristica forma d’arte – alla quale non si sottrasse lo stesso Hokusai – tesa a celebrare i sensi in maniera decisamente immediata; e ancora Tiziano e Tintoretto, e Correggio, Canova e magari Bernini, che in quella estasi di Santa Teresa (o in quella della Beata Ludovica Albertoni) rappresenta nè più nè meno che un orgasmo femminile; e in tempi a noi più vicini, ecco Mapplethorpe ed Helmut Newton e la lista potrebbe andare ben oltre perché gli artisti hanno provato da sempre a raccontarci l’amore. Non solo l’amore divino, quello che rende i volti ieratici e fa alzare in alto i cuori e gli sguardi, ma l’amore dei sensi, quello che talvolta nemmeno si chiama amore, per pudore, per non contaminare la sacralità del sentimento con la volgarità della carne. Che non sia cosa volgare sono proprio questi artisti a ricordarcelo, e a suggerirci quanto, al contrario, sia prosaico lo zuccheroso universo commerciale sanvalentiniano. Quello che si celebra con cioccolatini, diamanti (per chi può), petali di rose e uno sguardo alla tv. (a.d)





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