Ritorna a splendere Athena Nike

Ritorna a splendere Athena Nike

Uno spazio a Roma per la mostra dedicata alla dea Atena


Lo Spazio Tritone a Roma ospiterà fino al 3 agosto la mostra dedicata ad Athena Nike, la dea Atena Vittoriosa. L’esposizione dal titolo “Athena Nike: la vittoria della dea. Marmi greci del V e IV sec. a.C. della Fondazione Sorgente Group”.

Una ricostruzione multimediale ricostruisce sia le parti mancanti della statua, sia lo scenario in cui plana la dea, figlia di Zeus nella mitologia greca: la Grecia classica della seconda metà del V secolo a.C., l’epoca della democrazia di Pericle e del Partenone. La ricostruzione virtuale, basata sugli studi di Eugenio La Rocca, integra le parti mancanti della scultura che fu realizzata intornoal 430 a.C. da un blocco di marmo di eccellente qualità che raffigurava Athena Nike alata.

Si trattava di una statua votiva, collocata su una colonna o un pilastro, all’interno di un santuario dell’Attica (la regione della Grecia in cui si trova Atene) o di un territorio filo-ateniese. La figura femminile, ancora librata in volo, è ritratta in atterraggio su uno sperone di roccia per celebrare le vittorie dell’esercito. Indossa un morbido peplo con rimbocco (in greco definito apòptygma), mentre regge, secondo la ricostruzione, nella mano sinistra una corona di alloro o ulivo destinata al vincitore della battaglia e nella destra un ramo di palma.

È probabile che all’epoca dell’imperatore Augusto (31 a.C. – 14 d.C.), la statua sia stata trasferita dalla Grecia a Roma (forse riutilizzata in funzione celebrativa delle sue vittorie), dove venne restaurata e dove, nel II secolo d.C., sarebbe stata realizzata la sua copia marmorea attualmente conservata nel Glencairn Museum in Pennsylvania.

Ma non è solo la statua di Atena a far da protagonista alla mostra nello Spazio Tritone. Sono esposti contenitori, anch’essi in marmo, databili al IV secolo a.C., che dovevano fungere da monumenti funebri celebrativi, innalzati in memoria del defunto raffigurato a rilievo, il cui nome veniva impresso nel marmo per glorificare la famiglia di appartenenza.

Uno di questi monumenti, detto “di Polystratos” per via del nome inciso, potrebbe essere appartenuto alla famiglia di un tale Polystratos Deiradiotes, un ricco proprietario terriero e uomo di spicco della politica ateniese dell’epoca, raffigurato insieme con i figli, nell’atto di stringersi a vicenda la mano. Questo gesto è stato interpretato dagli studiosi come espressione dell’affetto e del vincolo sentimentale tra i defunti e i familiari ancora vivi.

Tali opere sono da riferire alla produzione che dalla fine del V secolo a.C. ebbe un grande sviluppo in Attica grazie alla ripresa dell’arte monumentale funebre fino al 317 a.C. quando fu ufficialmente vietata.





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