Riapre a Napoli Palazzo Zevallos: meno mostre, più musei dice Napolitano

Riapre a Napoli Palazzo Zevallos: meno mostre, più musei dice Napolitano

Le Gallerie di Palazzo Zevallos Stigliano, a Napoli, hanno inaugurato ieri il nuovo allestimento alla presenza del presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. Il museo, che fa parte delle Gallerie d’Italia d’Intesa San Paolo è uno scrigno di tesori dove brilla su tutti l’ultima opera del Caravaggio Il martirio di Sant’Orsola


Nel suo intervento all’inaugurazione del riallestimento delle Gallerie di Palazzo Zevallos Stigliano, Giorgio Napolitano ha suggerito un chiaro indirizzo di politica culturale, in breve ha detto che servirebbero più iniziative di questo genere e mano mostre e festival. Napolitano ha posto l’accento sull’importanza dellafruizione da parte dei cittadini del patrimonio artistico” che è “permanente, stabile, sempre visitabile”, non negando tuttavia che le mostre (“È vero che siamo diventati il paese delle mostre non parliamo dei festival innumerevoli”) possono anche avere una ricaduta importante in termini di riscoperta dei musei da parte dei cittadini “non sono ricadute automatiche ma possono essere sollecitate”. Insomma, considerando il brulicare di mostre, tante delle quali inutili e mal fatte e di festival che per coerenza sarebbe meglio chiamare sagre, la considerazione del Presidente della Repubblica andrebbe tenuta nel dovuto conto. Si promuovono meglio cultura e territori valorizzandone le ricchezze, ed educandone i cittadini alla cura, e non coi lunapark del finto impegno, ma questo è un altro discorso.  

Bella l’operazione di Intesa Sanpaolo di riallestire le Galleria di via Toledo (sede storica del Banco di Napoli e dal 2007 adibita a museo) costruendo un percorso che in 120 opere ripercorre le vicende fondamentali delle arti figurative in città, in un arco cronologico dal Seicento si spinge sino ai primi anni del Novecento.

CaravaggioUrsula

Se il Martirio di sant’Orsola di Caravaggio è certo il pezzo forte della collezione, dipinto dal Merisi nel 1610, poco prima d’imbarcarsi per quell’approdo di Porto Ercole dove avrebbe trovato la morte in solitudine e disperazione, il nuovo allestimento curato da Fernando Mazzocca, che raggiunge le sette sale sulle tre originarie, accentra l’attenzione su momenti storici densi di significato, eppure ingiustamente trascurati.  Utilissimo tracciare un profilo delle vicende salienti della pittura a Napoli nel corso del Sei e Settecento, dalla svolta naturalistica impressa dall’arrivo di Caravaggio nel 1606, fino ai fasti della civiltà borbonica. Perchè non solo il Caravaggio si mosse nella Napoli del ‘600, che fu la città scelta da Jusepe de Ribera e da Luca Giordano, anche Velàzquez passò da Napoli e Artemisia Gentileschi vi soggiornò a lungo.
Ecco allora Giuditta decapita Oloferne, derivazione attribuita al fiammingo Louis Finson da un perduto originale ancora del Merisi; Sacra Famiglia con San Francesco d’Assisi, del caravaggesco romano Angelo Caroselli; Sansone e Dalila, uscito dall’atelier napoletano di Artemisia Gentileschi; tre scene bibliche di Bernardo Cavallino e il San Giorgio di Francesco Guarini. In mostra inoltre L’Adorazione dei Magi del “Maestro degli Annunci ai pastori” e Tobia che ridona la vista al padre di “Enrico Fiammingo”, alias Hendrick De Somer; Ratto di Elena di Luca Giordano e Agar nel deserto di Francesco Solimena che introducono alla fase più alta della stagione barocca.

Le quattro Allegorie della Pietà di Francesco De Mura, eleganti e compunte e il realismo di due celebri opere di Gaspare Traversi, La lettera segreta e Il concerto, raccontano la stagione del Settecento, introducendo all’800 dei vedutisti attraverso i quattro dipinti dell’olandese Gaspar van Wittel, l’architetto geniale della Reggia di Caserta, considerato uno degli iniziatori del vedutismo moderno.
In sfilata il romanticismo della Scuola di Posillipo e il realismo della Scuola di Resina, la serie delle piccole tele di Anton Smink Pitloo, e i dipinti di Giacinto Gigante, Gabriele Smargiassi, Salvatore Fergola, Nicola Palizzi, Domenico Morelli, Federico Rossano, Edoardo Dalbono, Edoardo Franceschini, Gioacchino Toma, Francesco Mancini, Vincenzo Migliaro, permettono di seguire l’eccezionale vicenda di un genere declinato in successive fasi sperimentali, che hanno reso la Scuola Napoletana all’avanguardia in Europa.
Da leggere anche come un trattato sociologico  la sezione dedicata alla rappresentazione della città, attraverso gli interni degli edifici monumentali, le strade e le scene di vita moderna che avvenivano negli spazi della socialità: l’ippodromo, la villa comunale, il mercato. Quel paradiso “abitato da diavoli”, come vuole la falsa affermazione attribuita a Goethe del quale ritroviamo i “tipi”, ritratti di modelli catturati per strada, in una continua osservazione della commedia umana.

A chiudere il percorso le opere di Vincenzo Gemito: una corposa raccolta di terrecotte, bronzi, disegni che attraversano cinquant’anni (1870 – 1920) e la parabola del geniale artista napoletano dalla vita tormentata.

Oggi, 21 giugno 2014, le Gallerie d’Italia – Palazzo Zevallos Stigliano apriranno gratuitamente le proprie porte al pubblico.

napolitano-napoli





COMMENTI
Lascia una risposta

Vedi tutto