Regina José Galindo: la personale più completa è al PAC

Regina José Galindo: la personale più completa è al PAC

Regina José Galindo: Estoy Viva, a cura di Diego Sileo ed Eugenio Viola. 25 marzo – 8 giugno 2014 al PAC di Milano. Promossa dal Comune di Milano in occasione di MiArt 2014, prodotta da PAC e Civita Estoy Viva è la prima – e più completa – antologica mai realizzata dell’artista guatemalteca


¿QUIÉN PUEDE BORRAR LAS HUELLAS?, 2003 Città del Guatemala, Guatemala Foto di José Osorio  /  Víctor Pérez Courtesy dell'Artista e PrometeoGallery
¿QUIÉN PUEDE BORRAR LAS HUELLAS?, 2003
Città del Guatemala, Guatemala
Foto di José Osorio / Víctor Pérez
Courtesy dell’Artista e PrometeoGallery

Una giovane donna vestita di nero cammina scalza per le strade di Città del Guatemala, ha con sé una bacinella colma di sangue. La depone a terra, vi si bagna i piedi incamminandosi poi dal palazzo della Corte Costituzionale al vecchio Palazzo Nazionale e lasciando una scia d’impronte rosse sul selciato. E’ 2003 ed una corrotta Corte Costituzionale ha appena ammesso l’ex dittatore, il generale Ríos Montt, a correre per la presidenza. Quel gesto evoca le impronte spettrali lasciate dalle migliaia di civili assassinati dal regime ed è un invito alla memoria, a non subire l’insulto dell’oblio forzato, della rimozione storica, dell’impunità. E’ una dichiarazione chiara, qualsiasi cittadino che conosca la storia, non avrebbe alcuna difficoltà a comprendere. Con quella performance intitolata Chi può cancellare le tracce? Regina José Galindo (1974), nel 2005 vince il Leone come migliore giovane artista alla Biennale di Venezia. La sua arte scuote, a volte schiaffeggia, sempre fa discutere, può apparire sin troppo eloquente, non lascia mai indifferenti. Come in quel video, presentato sempre alla 51ma Biennale nel quale lei, chiusa in un cubo si frusta 256 volte, una per ogni donna assassinata in Guatemala dall’inizio dell’anno fino a quel preciso momento.

¿QUIÉN PUEDE BORRAR LAS HUELLAS?, 2003 Città del Guatemala, Guatemala Foto di José Osorio  /  Víctor Pérez Courtesy dell'Artista e PrometeoGallery
¿QUIÉN PUEDE BORRAR LAS HUELLAS?, 2003
Città del Guatemala, Guatemala
Foto di José Osorio / Víctor Pérez
Courtesy dell’Artista e PrometeoGallery

 

Tra dolore e orrore, coraggio e paura, paura e denuncia: l’opera di Regina José Galindo è un inno alla resilienza. Il suo corpo minuto e apparentemente fragile, è medium e strumento politico, una sorta di

macchina per la memoria, destinato a riattivare quel che è scomodo riportare alla luce. L’universo violento e instabile del Guatemala diventa il suo punto di partenza, ma la sua denuncia, talvolta estrema, non può che essere universale, dedicata a focalizzare le ingiustizie sociali e culturali, le discriminazioni, gli abusi. E allora il suo corpo diventa eco di un corpo ben più grande ma informe: il “corpo sociale”.

Le sue azioni radicali e drammatiche diventano strumento di denuncia teso a ridefinire, ancora una volta, i labili confini di arte e vita”, scrivono gli organizzatori della mostra, dove proprio sul crinale tra arte e vita si gioca quella performance inedita che in occasione dell’opening, il 24 marzo, l’artista guatemalteca realizzerà con e per il pubblico milanese. S’intitola Exalatión (Estoy viva), le anticipazioni parlano di “un’azione intensa e poetica, un gesto di sospensione e di scambio simbolico tra artista e pubblico, metafora del legame, sempre presente nel lavoro di Galindo, tra arte, vita e morte”.

NEGOCIACIÓN EN TURNO, 2013 43° Salone Internazionale, Medellín, Colombia Foto di  Víctor Robledo Courtesy dell'Artista e PrometeoGallery
NEGOCIACIÓN EN TURNO, 2013
43° Salone Internazionale, Medellín, Colombia
Foto di Víctor Robledo
Courtesy dell’Artista e PrometeoGallery

 

Estoy viva è articolata in cinque sezioni: politica, donna, violenza, organico e morte. Cinque macro emergenze tematiche, ma interconnesse, pensate per presentare un panorama aperto sull’esperienza artistico-esistenziale di Regina José Galindo ed evidenziarne i principali filoni di ricerca, assilli e motivi di continuità. Un percorso costruito attraverso cortocircuiti e slittamenti, dalle origini ad oggi, che affianca ad alcune delle sue azioni più emblematiche e conosciute, come ¿Quién puede borrar las huellas? (2003), Himenoplastia (2004), Mientras, ellos siguen libres (2007) e Caparazon (2010), opere più recenti e

CAPARAZÓN, 2010 Corpus. Arte in Azione Museo MADRE, Napoli, Italia Foto di  Amedeo Benestante Courtesy dell'Artista e PrometeoGallery
CAPARAZÓN, 2010
Corpus. Arte in Azione
Museo MADRE, Napoli, Italia
Foto di Amedeo Benestante
Courtesy dell’Artista e PrometeoGallery

numerosi lavori inediti o mai esposti prima in Italia, come Marabunta e Joroba (2011), Descensión (2013) o la toccante La Verdad, (2013).

In coerenza con la ricerca dell’artista, la mostra sosterrà attraverso una donazione l’attività di Amnesty International: basterà scegliere il biglietto “donazione”, disponibile nella formula intero (€ 9,00 anziché 8,00 con 1,00 di donazione), ridotto  (€ 7,50 anziché 6,50) e ridotto speciale (€ 5,00 anziché 4,00). Il catalogo edito da Skira, contiene testi inediti dei due curatori e di Emanuela Borzacchiello, latino-americanista ed esperta in gender studies. (www.pacmilano.it ) (a.d)

 





COMMENTI

Lascia una risposta


Vedi tutto