Quel giardino ai confini del Polo. Una mostra imperdibile, a Treviso

Quel giardino ai confini del Polo. Una mostra imperdibile, a Treviso

Un giardino che sorge a pochi chilometri dal Circolo Polare, un esempio straordinario di amore, cura, tenacia. Fino al 30 giu¬gno 2013 negli spazi Bomben di Treviso in mostra il giardino di Skrúður, nel villaggio di Núpur, Islanda


Al giardino che viene dal freddo è stato assegnato il Premio Internazionale Carlo Scarpa per il Giardino 2013. L’esposizione attraverso documenti fotogra­fici, audiovisivi e una raccolta di materiali bibliografici accompagna il visitatore nella vicenda storica e culturale del luogo: il giardino di Skrúður e il villag­gio di Núpur, a pochi chilo­metri dal circolo po­lare artico. Questo Eden dei ghiacci nasce all’inizio del xx secolo dalle mani del pastore protestante Sigtryggur Guðlaugsson e di sua moglie, nell’ambito dell’avvio di una scuola e di un programma di educazione.

 

Skrúður (Skrudur) è un orto riposto sulla riva di uno dei fiordi che solcano la regione nord-occidentale dell’Islanda. Adagiato su un declivio è circondato alle spalle dalla cortina solenne di montagne dai fianchi mossi dall’erosione glaciale e a valle da un terreno brullo che di­grada verso la riva del fiordo.

Con la scuola, la chiesa e la fattoria di Núpur la comunità ha avvi­ato all’inizio del xx secolo un progetto che in questa terra si presenta come sfida a condizioni am­bientali estreme e a pressanti istanze di miglioramento della condizione umana: coltivare la terra e avere cura di un processo indirizzato alla conoscenza, all’educazione e all’elevazione sociale.

 

Spiega la motivazione della giuria del Premio Carlo Scarpa: “Le modalità con le quali si costruisce e vive quest’orto sono quelle consuete all’operare in condi­zioni di particolare asperità climatica: tracciare un perimetro, dissodare il suolo ed elevare un re­cinto di protezione, educare e convogliare in questo piccolo mondo elementi utili (terra, acqua, piante) che al di là di questo fragile confine verrebbero travolti dalle forze della natura. Gli stru­menti sono quelli di un esperimento coraggioso, che rinnova ostinatamente i suoi gesti e si spinge in un mondo avverso con la forza di un progetto educativo che parte dalla coltivazione, di piante e di giovani contadini.

La figura semplice di questo recinto esprime in forma limpida un gesto di civiltà che, con la mi­sura astratta della sua figura, ci segnala la presenza di un mondo, l’Islanda, nel quale la natura as­sume una forza assoluta: nello spazio dove si manifesta con forme di straordinaria potenza, nel tempo attraverso il quale le stesse forme cambiano incessantemente. In una terra dell’estremo nord, forgiata da rivolgimenti tumultuosi e da vaste manifestazioni della natura, imbattersi in un recinto esile, introvabile, sopravvissuto a più di un secolo di storia, può sembrare il gesto di affezione di chi, partito per un paese lontano, cerca ancora di riconoscersi, no­nostante tutto, nell’immagine familiare di un giardino che richiama la propria storia, le proprie co­ordinate di partenza”.

 

UNA LEZIONE DI CIVILTA’

Skrúður è, in ultima analisi, un presidio che ci ricorda una delle possibili forme di convivenza tra le condizioni opposte, ricorrenti nel mondo contemporaneo. “Non certo per il fragile e modesto componimento di forme che lo dise­gnano, ma per la lezione aperta di civiltà che qui, raccolta in un semplice recinto, si condensa”. www.fbsr.it (a.d)





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