Psiche e Arte. L’artista tra genio e follia

Psiche e Arte. L’artista tra genio e follia

Un convegno al Parco dell’Appia Antica analizza il rapporto tra artista e psichiatria


E’giunta al suo appuntamento più importante la seconda edizione del festival internazionale d’arte Per Appiam ’13, nella suggestiva location del Parco dell’Appia Antica a Roma, presso l’Ex Cartiera Latina, fino al 16 giugno 2013.

A margine della manifestazione artistica, L’Associazione Ipazia Immagine si è fatta promotrice dell’organizzazione di un convegno dal titolo PSICHE E ARTE, incentrato sul rapporto tra arte e psichiatria. Un connubio che ha attraversato molte epoche storiche e che ha contribuito a caratterizzare la figura dell’artista come unione di genio e follia. Creatività e distruttività al tempo stesso.

Si è spesso pensato che il genio non possa raggiungere la sua massima espressione creativa senza la contaminazione di una dose di follia. L’idea, spesso condivisa,  che i disturbi della psiche, la nevrosi e il disagio mentale possano influenzare positivamente la produzione artistica continua ad essere molto discussa. Ma esiste davvero un canale preferenziale tra arte e follia? La malattia mentale può essere intesa come causa determinante del genio?

Nell’immaginario comune l’artista è colui che non subisce la realtà, ma la amplifica, la modifica, la ricrea e la distorce fino al paradosso. Una sorta di anticonformista che rifugge le regole e i vincoli della società, rifiutando l’omologazione e sfidando le convenzioni sociali, semplicemente perché ha una percezione diversa del mondo e dell’animo umano.
Il genio è colui che ha la capacità di guardare la realtà da una prospettiva non ordinaria, rende visibile ciò che per gli altri non lo è.

Lo stereotipo dell’artista pazzo e visionario nasce con il Romanticismo che attribuisce alla pazzia un nuovo valore estetico. Ma quanto influisce l’alterazione dello stato mentale nel processo creativo dell’artista?

Lo psichiatra irlandese Micheal Fitzgerald del Trinity College di Dublino, autore di “The genesis of artistic creativity”, sostiene addirittura che i veri talenti naturali non possano non avere disturbi mentali.

Dalla depressione di origine psichica che affliggeva Michelangelo alla sindrome schizoide di Edvard Munch (pare che riguardando la sua opera più celebre, “Il grido”, Munch disse: “Solo un folle poteva dipingerlo”), passando per l’encefalopatia di Goya, le allucinazioni e le crisi epilettiche che devastarono la mente del grande Vincent Van Gogh, l’esempio più celebre di “artista folle e malato”, il binomio genio-follia ha definito intere generazioni di artisti.

 





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