Pittura? Si, grazie (Parte III)

Pittura? Si, grazie (Parte III)

La qualità resta il problema più grande e con il quale i nuovi artisti, più di ogni altro ostacolo, devono…


La qualità resta il problema più grande e con il quale i nuovi artisti, più di ogni altro ostacolo, devono confrontarsi. Alla ricerca di un linguaggio. Oltre che mezzo indispensabile per la comprensione del prodotto artistico, il linguaggio si conferma indicatore per eccellenza delle tendenze. Se in passato si pensava all’arte in termini di pittura, oggi questo termine si limita a definire la tecnica pittorica. La priorità va al pensiero artistico, di volta in volta tradotto attraverso i medium più svariati (scultura, dipinti, video, installazioni, collage). Bruno Latour, antropologo delle scienze, sostiene una verità illuminante. La sfida che il mondo contemporaneo richiede non è solo gestire e produrre (un’opera nel nostro caso), ma pensare il proprio tempo ovvero <proporre dei concetti che cerchino di catturare l’esperienza attuale di una molteplicità di attori>.

Visitando le gallerie contemporanee nonché le rassegne artistiche internazionali, ho potuto notare come la pittura sia presente e in abbondanza. I nomi della nuova generazione italiana in ascesa, nell’ambito di questa pratica, sono risaputi: Arruzzo, Bazan, Bergamasco, Berruti, Carrubba, Chiodi, Cingolani, Comoretti, Ferioli, Floreani,  Galliano, Mastrovito, Montesano, Monzo, Pellegrini, Pignatelli, Pusole, Tirelli, Verlato e Zanghi. Non vi sono filiazioni dirette rispetto alle ultime figure di pittori, dalla Transavanguardia ai poco più che quarantenni, ma laddove vi sono attributi o affinità, si parla di artisti che possono avere una sensibilità affine più che una pratica pittorica da seguire. Street art, pop, post-punk, skate: questo crogiuolo ribollisce incessantemente nella memoria collettiva di giovani artisti. Vi è spesso un rimando all’onirico, all’ancestrale, all’inconscio, senza tralasciare la dimensione visionaria, mnemonica e del puramente immaginativo. Come questi, vi sono innumerevoli altri studenti e studiosi che sperimentano, creano, studiano, osservano, leggono.
Il mio pensiero va ad un’alternanza ciclica e oscillatoria delle tendenze artistiche e dei generi. Credo che la pittura, per la storia che le è propria e per il ruolo predominante rivestito nell’arco dei secoli, non potrà mai scomparire del tutto. Si parlerà di minor visibilità, di scarsa produzione per via dell’assorbimento e la collisione con altre forme espressive più libere.
Un’opera vive nei suoi piani di lettura. E’ in grado di aprirsi a noi maggiore è la sua offerta semantica. Gli artisti i cui lavori rispecchiano tale assioma, avranno un posto sicuro nella memoria collettiva, nei cataloghi e nei libri di storia: indipendentemente dal fatto che si stia parlando di pittura, scultura o video art.

[Per la foto si ringrazia Colombo Arte Contemporanea].





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