Pasolini e la bellezza, una mostra imperdibile a Lecce

Pasolini e la bellezza, una mostra imperdibile a Lecce

L’universo di Pier Paolo Pasolini. Arte e Bellezza da Giotto a Patti Smith – Dal 26 giugno al 2 novembre al Castello Carlo V di Lecce. Una mostra inserita all’interno della programmazione per la candidatura di Lecce Capitale europea della cultura 2019 a cura Gianni Canova, Silvia Borsari e Paola Rampini


Non chiamatela mostra, i curatori preferiscono definirla esperienza-evento, perché è vero che etichette e categorie poco s’adattano al genio di Pier Paolo Pasolini, che fu poeta dell’immagine e della parola, del movimento e del silenzio, filosofo senza darlo a vedere, profeta senza supponenza, catalizzatore di dibattito, scandalo e polemiche  e una moltitudine d’altre cose nessuna delle quali contraddice l’altra, perché qui si parla di uno dei più grandi intellettuali che l’Italia del ‘900 abbia conosciuto. E come si legge nella presentazione “la sua vita è costellata di sperimentazioni e fortunate collisioni stilistiche, come in un gioco di ruolo Pasolini è un poeta che gira film, un regista che rinnega la televisione, un romanziere che scrive articoli, un giornalista che fa critica letteraria, un regista che dipinge ottenendo sempre risultati di un’originale bellezza”. E il mondo fa chapeau, come racconta Patti Smith nell’omaggio che chiude la mostra: “Pasolini a New York negli anni Sessanta era considerato un maestro da tutti noi. Andare a vedere i suoi film era un rito. Ricordo che una volta mi recai al cinema con il mio amico Mapplethorpe e in sala si erano già sistemati Warhol, Morrisey, tutti i poeti e gli artisti che come noi lo studiavano e s’ispiravano a lui”.

Con Pasolini i confini tra le arti si frantumano, i confini fittizi della cultura alta e della cosiddetta cultura bassa si liquefano, il passato e il presente si mescolano nell’eterna contemporaneità del mistero umano. Ecco allora spezzoni di film, i fotogrammi accostati alle riproduzioni delle sue opere, i libri di poesia e di narrativa, documentazioni video, audio e radio, le canzoni scritte da Pasolini e interpretate da Aisha Cerami. E poi le testimonianze del Pasolini pittore e gli scatti del fotografo Roberto Villa che ha immortalato il backstage del film “Il fiore delle mille e una notte” seguendo Pasolini durante le riprese.

Con lo sguardo del pittore Pasolini realizza film ricchi d’inquadrature pittoriche che evocano Giotto (per rendersene conto basta accostare le immagini in basso: il giudizio universale di Giotto e il fotogramma del Decameron), Leonardo, Mantegna e Rosso Fiorentino. D’altronde era stato allievo di Roberto Longhi (e la Fondazione di Studi dell’Arte Roberto Longhi di Firenze non a caso collabora all’evento), ma anche come pittore conobbe il tratto dell’originalità. I suoi tratti sono fulminei, caricaturali. <<Con la sua “pittura dialettale” ritrae se stesso, i suoi amici e tanti altri protagonisti di quella ricca, frizzante e irripetibile stagione culturale. Pasolini frequenta Longhi, Moravia, Morante, Maraini, Calvino e Ungaretti, ammira Morandi, Mafai, De Pisis, Rosai, Guttuso e ha un rapporto problematico con la Pop Art, esplosa in quegli anni e approdata a Venezia nel 1964>>.

 





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