Parigi: museo Picasso, una storia quasi italiana

Parigi: museo Picasso, una storia quasi italiana

E’ la storia di un importante museo chiuso da anni, di ritardi accumulati, di costi che lievitano, di “insostenibili” tagli ai finanziamenti pubblici per la cultura e di una donna che si batte strenuamente, ma che si ritrova nell’occhio del ciclone… e dire che non siamo neppure in Italia, ma a Parigi e il museo è nientemeno che il Musée Picasso, ovvero la più importante raccolta al mondo di opere del genio di Malaga


Il Musée Picasso di Parigi, nell’elegante edificio del XVII secolo al Marais è chiuso ormai da quattro anni. Ingabbiato dai ponteggi metallici ospita la più grande collezione al mondo di opere di Pablo Picasso ma per vederle, non tutte ovviamente, occorre spostarsi nel mondo, a caccia di quelle mostre itineranti cui l’amministrazione del museo, per finanziarsi, ha dato seguito in questo periodo (tra questa l’indimenticabile mostra al Palazzo Reale di Milano, un anno fa).

Il progetto di ristrutturazione doveva durare due anni, e la data della riapertura del museo è conseguentemente stata rinviata più e più volte. Nei giorni scorsi l’ultimo slittamento, il museo doveva inaugurare a dicembre 2013, riaprirà – se tutto va bene – a giugno 2014.  Intanto anche il costo dei lavori è lievitato, di quasi il doppio, superando abbondantemente i 60 milioni di euro.

A finire nell’occhio del ciclone è stata la presidente del museo, Anne Baldassari, 58 anni, che è indissolubilmente legata al progetto e che ha visto un buon numero di membri del suo staff abbandonare la nave . Ma lei è anche la persona che è riuscita a convogliare la maggior parte dei fondi necessari ai lavoro, oltre 30 milioni di euro ottenuti grazie alla politica, alquanto frequente, di “esportare” le opere nel mondo per le mostre temporanee. Tutto col disappunto di molti critici e storici dell’arte, preoccupati della conservazione dei dipinti e di alcuni musei parigini, come il Centre Pompidou e il Musée d’Orsay cui la Baldassari ha negato i prestiti, nonostante in Francia vi sia una consuetudine di scambi liberi tra istituzioni diverse.

Anne Baldassari, che ha dalla sua parte la famiglia Picasso, difende la sua gestione, sostenendo che , in quanto donna, ha affrontato più attacchi di quelli che avrebbe ricevuto un uomo. E dichiara al New York Times: “Lo stress è stato orribile a causa della responsabilità di un progetto di questo livello. Una donna nella mia posizione deve dimostrare se stessa ogni giorno. Ci sono sempre sospetti e polemiche, ed è difficile. La critica su di me è un riflesso del sessismo generale“.

Il museo Picasso, inaugurato nel 1985 , possiede più di 5.000 opere,  donate dalla famiglia di Picasso dopo la sua morte nel 1973 con una legge che permetteva agli eredi di contribuire in opere d’arte in luogo dei pagamenti fiscali. Altre donazioni provenivano dall’ultima moglie di Picasso, Jacqueline Roque, e da Anne Sinclair, membro del consiglio museo ed ex moglie di Dominique Strauss – Kahn, l’ex capo del Fondo monetario internazionale .

Il palazzo del museo, l’ex Hôtel Salé, è stato rinnovato nel 1980, ma nel corso degli anni sono emerse questioni di sicurezza e accessibilità tali da indurre a nuovi lavori. Decine di finestre antiproiettile al costo di 12mila euro ciascuna sono tra i nuovi dispositivi di sicurezza adottati dal museo che nel giugno 2009 è stato colpito da un ladro che ha rubato un album da disegno di Picasso, ancora non recuperato. A lavori ultimati, inoltre, lo spazio pubblico sarà quasi triplicato, grazie allo spostamento degli uffici amministrativi in altra sede. Su questi schermi a giugno, forse.

(a.d)

 

 





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