Nella Padova del Trecento tra gli angeli di Guariento, i Carraresi e note contemporanee

Nella Padova del Trecento tra gli angeli di Guariento, i Carraresi e note contemporanee

Di Guariento da Arpo si sa poco o nulla, non si conosce l’anno di nascita, nulla della sua famiglia e…


Di Guariento da Arpo si sa poco o nulla, non si conosce l’anno di nascita, nulla della sua famiglia e della formazione, fu pittore di corte, il primo, e questo  è certo, nella splendente Padova dei Da Carrara e gli storici ne collocano l’attività di tra il 1338 ed il 1367, il che lo inserisce di diritto tra i precursori del gotico internazionale.

Scarna la biografia, densa l’opera che Guariento ha lasciato. E oggi sono soprattutto i suoi angeli a parlare per lui  o per meglio dire le gerarchie angeliche, dipinte con colori delicati e quasi trasparenti; le schiere folte e dorate di Angeli dagli sguardi intensi e severi, e poi Arcangeli, Podestà, Serafini, Cherubini, Troni e Dominazioni, che riprodotti ovunque, sono diventati parte della iconografia

1999m
Guariento: Angelo che tiene tra le mani un'animula (Angelo) Tavola Padova, Musei Civici, Museo Bottacin

universale. Tanto diffusi da far dimenticare il nome chi li dipinse e cosa effettivamente quelle figure della meraviglia rappresentino.

Guariento – il maestro degli angeli”, è la mostra che dal 16 aprile al 31 luglio, nella  rinnovata e ampliata sede espositiva di palazzo del Monte, riunisce per la prima volta la quasi totalità della produzione dell’artista trecentesco, nucleo centrale di un ben più ampio progetto espositivo che nello stesso periodo rende omaggio ai Carraresi, signori di Padova per 80 anni, dal 1318. Un periodo tutto sommato breve ma che vide risplendere la città ed i territori circostanti, un secolo d’oro per le arti, cominciato con Giotto che dipinge per gli Scrovegni (1303-1305) la cappella di Santa Maria della Carità e conclusosi coi Da Carrara e la loro corte d’artisti, musici, letterati (uno su tutti, Francesco Petrarca, che muore nel 1374 ad Arquà), scienziati. E poi gli artigiani dell’oro, dell’avorio, del legno, della cermica.  Abbraccia tutto questo, ma anche aspetti più frivoli e quotidiani della vita padovana nel XIV secolo, come la moda, la grande esposizone che, dividendosi in sedi diverse, dai civici musei agli Eremitani al palazzo Zuckermann, dal museo Diocesano alla Casa del Petrarca ad Arquà, si allarga ad un itinerario nella Padova del Trecento: a partire naturalmente dal capolavoro di Giotto agli Scrovegni, per passare poi al palazzo della Ragione, definito a Federico Zeri come la più importante testimonianza dell’architettura civile del Medio Evo in Europa, al battistero de Duomo con il ciclo di affreschi di Giusto de Menabuoi. Poi la reggia Carrarese con gli affreschi di Guariento, la cappella del Beato Luca affrescata da Giusto nella Basilica del santo e soprattutto il castello Carrarese ora in via di recupero.

 

 

LA MOSTRA (IM)POSSIBILE – Fu per i Signori della città che Guariento creò il suo capolavoro: la decorazione della cappella della loro reggia, gremita di angeli.
Ma Guariento si dedicò anche ad altro realizzando per i Carraresi e per non meno illustri committenti, tavole di soggetto sacro e ritratti di eleganza cortese, resi con lo stesso colorismo delicato. Opere che il tempo ha disperso nei musei di mezzo mondo e che si riuniscono per la prima volta. Questo il motivo per cui una mostra sul Guarineto non era stata ancora fatta.

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Guariento: Gruppo di dieci angeli seduti con globo e flabello gigliato (Serafini?) Tavola Padova, Musei Civici, Museo Bottacin

Un racconto, quello proposto dai curatori: Francesca Flores d’Arcais, Davide Banzato e Anna Maria Spiazzi,  che pone l’opera del Guariento a confronto con gli altri maestri con i quali la sua pittura presenta svariati legami nelle sue varie fasi: Giotto, Pietro e Giuliano da Rimini, Vitale da Bologna, Paolo e Lorenzo Veneziano, Giusto Menabuoi, Altichiero, Jacobello del Fiore, Nicolò di Pietro, Giambono.

 

ANGELI CONTEMPORANEI – Il confronto può arrivare fino ad oggi. Angeli contemporanei arricchiscono infatti l’immensa quanto preziosa sala dei Vescovi del  museo Diocesano, collocato proprio di fronte al palazzo del Monte. Sono gli angeli tracciati con la nera grafite da Omar Galliani proposti nella mostra parallela “Il Codice degli Angeli”,  un dialogo tra le “presenze” contemporanee di  Galliani che pure evoca Guariento, e la sequenza di figure affrescate sulle pareti della sala quattrocentesca, centinaia di uomini di chiesa, di santi e allegorie in mezzo alle quali spiccano i cinque angeli d’oggi. Poco più in là, una teca di cristallo preserva un ulteriore angelo, anzi due, visto che le figure compaiono sul recto e sul verso di una tavola dedicata a Guariento. Nell’attigua Cappella di Santa Maria degli Angeli, alla base di un polittico rinascimentale con l’Annunciazione, è invece steso il simbolo mariano di un tappeto di rose.

Omar Galliani ha scelto di popolare l’ ambiente con i suoi Angeli realizzati a matita su tavola. Sono angeli moderni, trasfigurazione di giovani d’oggi, ritratti a grande dimensione.

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Omar Galliani: Santi, 2006 pastello, matita, inchiostri su tavola © Foto Luca Trascinelli 2010

“È una istallazione appositamente pensata per questo ambiente –  sottolinea il direttore del Museo, Andrea Nante. – L’artista lo ha più volte visitato sino a farlo emotivamente proprio. Poi la scelta di inserirvi quattro lavori che fanno parte del suo percorso storico, quattro grandi opere realizzate tra il 1991 e il 1993, proprio sul tema degli Angeli. Sono lavori davvero monumentali, misurano due metri e mezzo di larghezza, perfettamente in linea con l’immensità degli spazi del Salone che le ospita. Al centro, un nuovo lavoro, anch’esso di grandi dimensioni che sta occupando l’artista proprio in questi mesi e che sarà completato per l’inaugurazione della mostra”.

Poi l’omaggio che Omar Galliani rivolge a Guariento, un’opera delle medesime dimensioni dei celeberrimi angeli del maestro trecentesco, realizzata a grafite e double face, come erano spesso le opere medievali.
Alle pareti quattro disegni, sempre sul tema degli Angeli. Infine un omaggio alla Vergine, a completare l’altare della Cappella dei Vescovi. Sotto il polittico quattrocentesco dedicato agli Arcangeli, l’artista emiliano ha voluto inserire non un ulteriore Angelo ma l’immagine di un roseto: un tappeto di rose rosse, a carboncino, uno splendido richiamo alla sacralità di questo piccolo, intenso ambiente di private devozioni.

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Guariento: Gruppo di dieci angeli seduti con globo e flabello gigliato -part.- (Serafini?), Tavola Padova, Musei Civici, Museo Bottacin

1999m
Guariento: Angelo che tiene tra le mani un'animula (Angelo) Tavola Padova, Musei Civici, Museo Bottacin

 

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Guariento: Angelo che pesa le anime e combatte con un diavolo (Dominazione?) , Tavola Padova, Musei Civici, Museo Bottacin

 

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Guariento: Angelo che pesa le anime e combatte con un diavolo (Dominazione?) - Tavola Padova, Musei Civici, Museo Bottacin

 

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Guariento: Schiera di angeli armati (Arcangeli?) - Tavola Padova, Musei Civici, Museo Bottacin

 

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Nicolò Semitecolo: Madonna dell'umiltà, Tavola Padova, Museo Diocesano

 

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Giotto: Eterno Padre , Tavola Padova, Cappella degli Scrovegni

 

GLI ANGELI DI OMAR GALLIANI

 

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Omar Galliani: Disegnata (part), 1994 matita su tavola © Foto Luca Trascinelli 2010

 

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Omar Galliani: Nel cielo delle stelle fisse, 2000, matita, carboncino e pigmento su tavola + acciaio © Foto Luca Trascinelli 2010

 

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Omar Galliani: Il codice degli angeli, 1995, matita su tavola © Foto Luca Trascinelli 2010

 





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