Mostri in mostra, così l’antichità ci tramanda i suoi spettri

Mostri in mostra, così l’antichità ci tramanda i suoi spettri

“Mostri. Creature fantastiche della paura e del mito”, al Museo Nazionale Romano in Palazzo Massimo, fino al primo giugno oltre cento reperti archeologici per indagare i miti della tradizione classica che hanno influenzato la contemporaneità. Una mostra curata da Rita Paris, direttore del Museo Nazionale Romano in Palazzo Massimo ed Elisabetta Setari


MostriDopo la conferenza delle star degli effetti speciali e dei trucchi: Scott Ross e Shane Mahan (ne abbiamo scritto qui), largo ai mostri che arrivano da lontano, dai recessi del mito antico e dagli angoli oscuri dell’uomo, a evocare quei demoni interiori di cui – ben prima dell’arrivo della psicoanalisi –si fanno simbolo. Mostri, che alla pari e in maniera opposta agli dei e agli eroi, segnano per l’uomo un termine di confronto sulla base del quale dare forma alla propria identità.

E così, offrendo all’allestimento l’ambientazione più consona, il dispiegamento di Grifi, Chimere, Gorgoni, Centauri, Sirene, Satiri, Arpie, Sfingi, Minotauri, Tritoni si sviluppa nelle sale di Palazzo Massimo lungo un labirinto, simbolo antico di quel viaggio iniziatico che ogni eroe deve affrontare per accedere a una consapevolezza superiore.
In arrivo dai musei di mezzo mondo – Atene, Berlino, Basilea, Vienna, Los Angeles e New York – e da istituzioni italiane, i “mostri” si palesano attraverso sculture, terrecotte architettoniche, vasellame, armi, affreschi e mosaici di diversi ambiti culturali e cronologici, dall’Oriente alla Grecia al mondo etrusco, italico e romano.
E a riprova dell’inesauribile fonte d’ispirazione rappresentata nel tempo da queste creature, insieme ai reperti archeologici sono esposte tre tele: di Alberto Savinio Creta, dalla Galleria nazionale d’arte moderna di Roma, il cui soggetto è un minotauro con testa di giraffa; lo splendido olio Medusa, di anonimo fiammingo della prima metà del XVII secolo proveniente dalla Galleria degli Uffizi, un tempo attribuito a Leonardo da Vinci (foto di testa)e, dalla Pinacoteca Nazionale di Bologna, la tela del Cavalier d’Arpino Perseo libera Andromeda (foto in basso), con una pregiata rappresentazione di Pegaso. (g.m)

http://archeoroma.beniculturali.it

D'arpino-Andromède





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