Mostre, sfarzo e potere alla corte dei Gonzaga

Mostre, sfarzo e potere alla corte dei Gonzaga

Gioielli, dipinti e incisioni. Ma anche lettere e tessuti, molti inediti o noti solo agli specialisti. Complessivamente un’ottantina di opere…


Gioielli, dipinti e incisioni. Ma anche lettere e tessuti, molti inediti o noti solo agli specialisti. Complessivamente un’ottantina di opere che potranno essere ammirate al museo diocesano di Mantova dal 18 febbraio al 10 giugno grazie alla mostra, curata da Paola Venturelli, “Vincenzo Gonzaga. Il fasto del potere” (www.vincenzogonzaga.it). Con questa iniziativa sarà delineata la figura del duca della città virgiliana e del Monferrato fra il 1587 e il 1612. La sua corte si misurava per magnificenza e raffinatezza con le maggiori d’Europa. E per l’occasione palazzo Ducale aprirà tutti gli ambienti dell’appartamento di Vincenzo I.

Verrà offerta ai visitatori la percezione di un’età incomparabile, riassunta in un uomo che raggiunse l’apice dello sfarzo. Il nobile era legato da parentela o da altri vincoli a numerosi sovrani. E pur signore di uno stato di estensione e di risorse limitate, volle dimostrare di non essere da meno di un monarca, e anzi si distinse per stravaganza, larghezza di mezzi (ignorando i dettami di bilancio) e inesausto appagamento delle proprie passioni: gli amori, le feste e il gioco d’azzardo. Rivivrà attraverso vari capolavori come i ritratti.

Interessante si annuncia il raffronto tra quelli del padre Guglielmo, vestito di nero in un modesto interno, e quelli di Vincenzo, che appare, già al momento dell’insediamento, ammantato di ermellino, con scettro e corona. E successivamente esibì, nell’abbigliamento, nelle insegne e negli ornamenti, le virtù guerresche e i titoli di gloria. Un repentino passaggio da un’epoca di austerità a una di appariscente grandeur.

L’esposizione proporrà un’armatura brunita con borchie d’oro, monete e medaglie, un vessillo militare, e un piatto su cui compaiono, congiunti, lo stemma dei Gonzaga e quello dei Medici, ricordo delle nozze. La sua prodigalità rasentò l’incredibile: è stato calcolato che spese oltre venti milioni di scudi, dieci volte di più di quanto ereditò.

Questi soldi, tuttavia, non furono solamente dilapidati. Alcune tele, per esempio, evidenzieranno l’apporto dell’aristocratico al museo di famiglia, la celebre “celeste Galeria”. Ricca, poi, sarà la sezione documentaria con libri, disegni, manoscritti e stampe dell’epoca che riporteranno alla memoria le musiche e i testi teatrali composti per lui; e con mappe e volumi sulle glorie del casato e sugli illustri attori, cantanti, musici e scrittori che ospitò: da Torquato Tasso a Claudio Monteverdi. Né ci si dimenticherà dell’impresa che Vincenzo vantò forse più di tutte: l’istituzione dell’ordine del Redentore.

In questa circostanza, saranno proposti il reliquiario d’oro del “Preziosissimo sangue di Gesù”, gli stemmi dei cavalieri, e un quadro raffigurante, in tutta la sua sontuosità, il collare d’oro. I riflettori si accenderanno parallelamente sull’oreficeria superstite, salvata da dispersioni e saccheggi. Come la monumentale croce in argento dorato donatagli da Clemente VIII, l’urna in ebano di santa Barbara, minuziosamente decorata in oro, e lo splendido pendente che gli fu regalato per il battesimo, un trionfo di oro, gemme e smalti. (Marco Fornara)

Ritratto inedito di Guglielmo Gonzaga, olio su tela
San Romualdo (l'Eremo della Fontana), 1636, olio su tela
Ritratto dell'incoronazione di Vincenzo Gonzaga, 1587
Bassano, Il diluvio, olio su tela
Ritratto di Vincenzo Gonzaga




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