Mostre a Roma: l’arte aborigena incontra De Chirico

Mostre a Roma: l’arte aborigena incontra De Chirico

Dreamings: l’Arte Aborigena Australiana incontra de Chirico, Museo Carlo Bilotti-Aranciera di Villa Borghese, Roma dal 4 luglio al 2 novembre 2014. La cura della mostra è di Ian Mc Lean e Erica Izett


Veniamo subito al dunque, il filo rosso che unisce l’arte aborigena australiana all’opera di Giorgio De Chirico, così come l’insolito accostamento proposto al Museo Bilotti suggerisce, è il sogno. La realtà metafisica che per gli artisti del deserto occidentale è la ricerca del dreamtime, ovvero delle proprie radici più profonde, un tempo spirituale precedente persino alla storia e alla creazione del mondo degli uomini. Ricerca che per gli occidentali è invece evocazione di profondità tutte interiori, spazi insondati cui solo l’arte riesce ad approdare. E così i 18 lavori di Giorgio de Chirico presenti nella collezione permanente del Museo, diventano occasione per avvicinarsi ad alcuni dei nomi più significativi dell’Arte Aborigena attuale, come Imants Tillers.

Più di 50 le opere selezionate eseguite prevalentemente in acrilico a partire dagli anni ’90 dai più importanti artisti indigeni australiani contemporanei, esemplificative dei diversi stili e delle varie scuole artistiche delle regioni desertiche centrali e occidentali dell’Australia. Le opere provengono in gran parte da una delle più rappresentative collezioni private del settore, quella dei francesi Marc Sordello e Francis Missana.

Scrive Ian Mc Lean nel saggio di catalogo: <<Con il termine “pittura del Deserto Occidentale” si definisce oggi la produzione artistica delle comunità Aborigene più isolate in sei aree desertiche situate nell’Australia centrale e occidentale – su di una superficie pari all’Italia, la Francia e la Germania messe assieme. La popolazione totale di queste comunità disseminate nell’immensità del deserto, è di sole 30.000 persone[…]

Il movimento artistico del Deserto Occidentale iniziò nel 1971 e, come spesso avviene, prese le mosse da una località in particolare, Papunya, da cui poi si diffuse assumendo via via caratteristiche regionali. […] Le opere qui esposte provengono per la maggior parte da oltre una decina di centri artistici isolati nel Deserto Occidentale, ma sono rappresentate anche altre comunità. Agli studiosi di quest’arte non sfuggiranno le particolarità delle diverse scuole e anche lo stile inconfondibile di ciascun artista, ma i più avranno l’impressione che si tratti di un’unica Scuola d’arte. E in un certo senso lo è. Come per i vari movimenti artistici modernisti sviluppatisi in Europa, la pittura del Deserto Occidentale presenta stili, contenuti e storie simili.

Il movimento è frutto di un processo di autodeterminazione iniziato negli anni settanta, dopo che agli Aborigeni furono concessi gli stessi diritti civili degli altri australiani. In questo periodo il governo assunse il controllo delle missioni e gli Aborigeni fecero gradualmente ritorno alle loro terre di origine, aggregandosi in comunità isolate. E fu qui che nacquero i primi centri d’arte destinati a diventare il fulcro dell’attività culturale ed economica di quelle popolazioni. >>.

 





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