Mostre imperdibili. Ugo Valeri, genio e ribelle. A Padova

Mostre imperdibili. Ugo Valeri, genio e ribelle. A Padova

Ugo Valeri, Genio Ribelle. Un altro volto della Belle Epoque – Padova, Civici Musei agli Eremitani
dal 20 aprile al 15 luglio 2013. A cura di Virginia Baradel e Federica Luser con la direzione di Davide Banzato


Definirono Ugo Valeri (1873 – 1911) il Toulouse Lautrec italiano, lui, fratello di poeta, col geniale francese aveva in comune non solo la rapidità del tratto, ma una certa affinità di vita. Quando a 37 anni morì, caduto da un balcone di palazzo Pesaro a Venezia, Arturo Martini scriveva al fratello, Diego Valeri, “Tuo fratello fu per noi tutti una tromba: la tromba del nuovo mattino”. Interprete della modernità, anticonformista e voce contro il perbenismo dell’epoca Ugo Valeri fu interprete del suo tempo. Come illustratore fu straordinario, ma fu anche ottimo pittore.

La mostra di Padova propone un centinaio di opere alcune delle quali mai esposte al pubblico messe a confronto con quelle degli altri protagonisti della pittura italiana a cavallo tra Ottocento e primo decennio del Novecento. Caparbio e ribelle, dopo l’espulsione da ben due Accademie, Valeri visse al di fuori degli schemi preordinati del mondo artistico, seguendo la propria indole insofferente che lo costrinse a una vita vagabonda alla ricerca di quei gruppi di artisti, definiti all’epoca “scapigliati”, con cui condivideva lo stesso stile di vita. Padova, Venezia, Bologna, un breve soggiorno a Napoli, poi Milano e quindi nuovamente Venezia, le tappe fondamentali della sua vita artistica.
Divenne il poeta della strada che dipinse senza veli, attingendo a un campionario di uomini e donne assolutamente variegato: le sartine, i dandy, i ricchi borghesi, i frequentatori di teatri, le ballerine, tutti immersi nel proprio mondo fatto di feste popolari, rappresentazioni teatrali, case di tolleranza.
Affidando alla linea il ruolo di protagonista della sua arte, Ugo Valeri assecondò così il suo estro ribelle. La sua è “una linea che costruisce i corpi, li fa volteggiare e avvitare ai limiti della caricatura”. E mentre le sue opere grafiche finivano sulel pagine di una lunga serie di pubblicazioni e riviste (“La Lettura”, “Illustrazione Italiana”, “Varietas”, “Secolo XX”, “Italia Ride” e libri di Marinetti, Neera, Cavicchioli, Notari), la sua pittura dal respiro simbolista e certo più pacato dell’opera grafica veniva apprezzata nelle principali rassegne del tempo (fu alla Biennale nel 1907).
La mostra ci ricorda non solo l’opera di un grande artista meno conosciuto di quanto meriterebbe ma affronta un periodo della storia dell’arte italiana che ancora richiede adeguate riflessioni. www.padovanet.it (g.m)

 





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