Mostre imperdibili: Filippo De Pisis, il viaggio senza fine

Mostre imperdibili: Filippo De Pisis, il viaggio senza fine

Filippo De Pisis: en voyage – Roma, Parigi, Londra, Milano, Venezia. Alla Fondazione Magnani Rocca di Mamiano di Traversetolo (Pr), dal 13 settembre all’ 8 dicembre 2013. Una mostra a cura di Paolo Campiglio, realizzata in collaborazione con l’Associazione per Filippo de Pisis e il coordinamento di Stefano Roffi


I luoghi, i volti che li vivono, la natura che li attraversa, le atmosfere uniche, e irripetibili, che l’insieme di questi fattori conferisce loro: Filippo De Pisis (1896-1956) amava i luoghi, ne comprendeva l’essenza riversandola poi sulla tela. In un luogo legato all’artista ferrarese dalla storia di amicizia che ebbe con Luigi Magnani, va in scena una mostra che in circa ottanta tra dipinti e opere su carta, attraversa i luoghi di De Pisis, accompagna il suo incessante muoversi lungo le strade dell’Europa degli anni Trenta-Quaranta; il suo carattere naturalmente portato al confronto con gli altri, oltre le frontiere, perché ogni luogo, ogni capitale, con la sua storia, la sua umanità, i suoi scorci, i parchi, le strade e soprattutto con i suoi musei, può dare colore ad una personale declinazione espressiva.

E così la carriera di De Pisis è scandita proprio dai luoghi: abbiamo gli anni di Parigi (1925-1939), ricchi di scoperte e maturazioni pittoriche che arrivano appena dopo gli anni di Roma (1920-1924), in cui all’artista si rivela la pittura come mezzo più consono; e poi i due soggiorni a Londra (1935 e 1938), durante i quali approfondisce la precisione del segno e mette a punto una personale tavolozza cromatica; quindi l’incontro con Milano (1940-1943) e quello, felicissimo, con Venezia (1943-1949). Nonostante il vagabondaggio, il De Pisis che trova il rapporto più autentico con la natura è quello che troviamo nelle consuete pause estive a Cortina d’Ampezzo. E poi c’è Ferrara, la Città dalle cento Meraviglie, realtà urbana vissuta nel giovanile incanto metafisico. Ferrara non uscirà mai dal suo immaginario pittorico diventando una sorta di modello, un’aura che permea il suo sguardo sulle cose.

IL PERCORSO ESPOSITIVO
La mostra si concentra su alcune opere relative ai soggiorni di Roma, Parigi, Londra, Milano e Venezia; col suo aristocratico e un po’ malinconico distacco dal mondo De Pisis rimanda alla tela paesaggi urbani, ritratti e nudi maschili, nature morte.

Del periodo romano troviamo in mostra, tra le altre, la Natura morta con le uova (1924) in arrivo dalla pinacoteca di Brera. Restaurata per l’occasione, l’opera “metafisica” rivela i contatti del giovane artista con alcuni modelli contemporanei, tra cui Giorgio Morandi conosciuto a Bologna negli anni dell’Università.
Del periodo parigino, sono i paesaggi urbani come il tormentato Quai de la Tournelle (1938) o il Marinaio francese (1930) un ritratto di giovane dipinto in quell’atelier denominato scherzosamente il suo “grenier”, che rimanda all’instabilità dell’esistenza, tra partenze e approdi reali o solo immaginati.
Del periodo londinese è invece il dittico de La strada di Londra e La casa di Newton (1935), immagini emblematiche dell’atmosfera cupa che l’artista percepiva nel cielo inglese.
Per la prima volta è inoltre ricostruita, in parte, la donazione che l’artista fece nel 1941 alla Galleria Nazionale d’arte Moderna di Roma, un nucleo di dodici dipinti che dovevano rappresentare la sua arte, con opere emblematiche della sua ricerca: tra paesaggi urbani, nature morte e ritratti.
(www.magnanirocca.it ) (g.m)

 





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