Canova e la danza. La danza nella scultura e nella pittura di Antonio Canova: mostra imperdibile a Possagno

Canova e la danza. La danza nella scultura e nella pittura di Antonio Canova: mostra imperdibile a Possagno

Canova e il mondo della danza. Due discipline artistiche messe a confronto: la danza e la pittura in mostra fino al 30 settembre a Treviso.


E’ da quasi un secolo, dal periodo del primo conflitto mondiale, che uno dei capolavori di Antonio Canova, la versione in gesso della “Danzatrice con i cembali”, protendeva al cielo i suoi candidi moncherini. Ora, completato il suo restauro – sponsorizzato dalla Fassa Bortolo – sarà il “piatto forte” della mostra “Canova e la danza” ospitata dal museo e gipsoteca Canova di Possagno sino al 30 settembre. Un omaggio a quelle bellissime, vigorose nella loro gioventù, creature che lo scultore trevigiano, per usare una terminologia moderna, plasmava anche come una sorta di antidoto alla depressione.

Canova: Danzatrice con i cembali (courtesy Fassa Bortolo)

La loro lievità scacciava ogni malinconia, qualsiasi stato di prostrazione fisica e morale, e ridava all’artista la gioia di vivere di cui aveva bisogno. Tre di queste ballerine, che sembrano lottare con la legge di gravità, le traspose in marmo. Molte altre si limitò ad abbozzarle, a disegnarle o a dipingerle nelle sue coloratissime tempere a loro volta recentemente riportate all’antico splendore e pronte, anch’esse, a essere proposte all’attenzione dei visitatori.
A Possagno è conservato il gesso originale della “Danzatrice con i cembali” eseguita circa duecento anni fa per l’ambasciatore russo a Vienna Andrei Razumovskij, ora patrimonio inamovibile del “Bode Museum” di Berlino. Già coinvolta in un incendio nel palazzo della capitale austriaca, presenta delle pericolose fessurazioni che ne hanno impedito lo spostamento dalla sua attuale sede. Per altro, è proprio sul gesso protagonista di questo evento che lavorò in prima persona Canova che ne affidò poi la trasformazione in marmo ad abili collaboratori e su cui intervenne alla fine nell’intento di rappresentare “la vera carne”.

 

Le sensuali braccia tornite della ragazza e gli strumenti musicali furono polverizzati da una granata austroungarica durante i cannonneggiamenti che colpirono la zona a ridosso del monte Grappa nel corso della Grande Guerra. E ora sono stati ricostruiti.
Questa autentica meraviglia, come le altre due danzatrici canoviane, è circondata da storie di grandi innamoramenti. Per esempio, l’imperatrice Giuseppina Bonaparte volle per sè la “Danzatrice con le mani sui fianchi” poi acquistata da Alessandro I di Russia e oggi all’Ermitage di San Pietroburgo. Senza dimenticare quella con il dito al mento commissionata dal conte Domenico Manzoni che non riuscì mai a godersela perché nel frattempo venne assassinato. La “Danzatrice con i cembali” potrà essere ammirata insieme ai modelli in gesso delle altre due ballerine. In tutte e tre la rappresentazione del movimento sembra quasi espandere nello spazio i leggerissimi corpi con le vesti, accarezzate dal vento, che lasciano trasparire le belle forme sottostanti.
Tra gessi, bassorilievi, disegni, lavori grafici e quadri, molti in visione per la prima volta come i campi neri incisi da Martino de Boni basandosi sulle tempere di casa Canova, a essere esposte saranno una cinquantina di opere che confermano l’eccezionale sensibilità anche riguardo questo tema del principale interprete del Neoclassicismo. Il “novello Fidia”, come veniva chiamato, era in grado di fermare, come in uno scatto fotografico, perfette figure femminili nell’atto di librarsi in aria. (Marco Fornara)





COMMENTI

Lascia una risposta


Vedi tutto