Mostre: “Ebraicità al femminile”, otto artiste del ‘900 a Padova

Mostre: “Ebraicità al femminile”, otto artiste del ‘900 a Padova

Ebraicità al femminile. Otto artiste del Novecento, è il titolo della mostra in corso a Padova al Centro Culturale Altinate San Gaetano, fino al 13 ottobre.
Alis Levi, Lotte Frumi, Eva Fischer, Silvana Weiller, Adriana Pincherle, Paola Consolo, Gabriella Oreffice e Antonietta Raphaël sono tutte raffinate artiste, accomunate dall’amore per l’arte e dal loro essere ebree


Ognuna meriterebbe un approfondimento, le loro vite sono insieme straordinarie e tragiche come quella della pittrice Paola Consolo morta giovanissima a causa del parto.
Molto spazio, nella mostra in corso a Padova è dedicato alla scultrice Antonietta Raphaël. Figlia di un rabbino, Antonietta Raphaël alla morte del padre si trasferisce a Londra con la madre e al British  Museum frequenta grandi scultori, studia musica e si diploma in pianoforte alla Royal Academy; nel 1924 si trasferisce a Roma, frequenta l’Accademia di Belle Arti  e s’ innamora del pittore Mario Mafai dal quale ha avuto tre figlie, Miriam,  giornalista e scrittrice, Simona, impegnata in politica e Giulia scenografa e costumista.
Eva Fischer vive a Roma ed è figlia del talmudista Rabbino Capo Leopoldo che durante il genocidio nazista insieme a 30 dei suoi familiari subirono lo scempio della deportazione. La pittrice, con il fratello e la madre furono deportati da Belgrado al campo di concentramento di Vallegrande. Ha esposto al Museo dell’Olocausto “Yad Vashem” di Gerusalemme e alcune opere fanno parte della “Fondazione Eva Fischer” a Kfar Sava (Israele) e di collezioni internazionali pubbliche e private.
Ennio Morricone le ha dedicato un CD di dodici brani, intitolato: A Eva Fischer Pittore.
Adriana Pincherle, anche lei pittrice è invece la sorella di Alberto Moravia, si specializza nella realizzazione di ritratti oggi in gran parte raccolti presso il Gabinetto Vieusseux di Firenze.
C’è poi Alis Levi, pittrice inglese, la cui casa di Cortina d’Ampezzo fu un punto d’incontro straordinario per un’ intera generazione di artisti  del calibro di Maurice Ravel, Igor Stravinskij, Guido Cadorin, Filippo de Pisis, Eleonora Duse e Gabriele D’Annunzio.

 

La casa di Alis Levi fu frequentata anche da Silvana Weiller, raffinata intellettuale, poetessa e pittrice, un’altra perla della cultura ebraica al femminile, che riconosce alla Levi di averle insegnato a “guardare” perché come guardare è importante per poter “vedere”, una lezione imprescindibile di una donna che tramanda all’altra, un atto di autentica complicità .
Donne meravigliose queste celebrate a Padova nella mostra curata da altre due donne Marina Bakos e Virginia Baradel.
Molto belle, per comprendere lo spirito di questa intelligente mostra, le parole di Eva Fischer: “la mia aria è multicolore; la mia fame sono sempre stati musei e gallerie, la mia sete la voglia di imparare dai grandi artisti, la mia felicità riuscire a trasmettere le emozioni e magari a farle condividere“. Sottoscrivo. (Virginia Zullo)





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