Mike Kelley, una lunga eternità. La mostra a Milano

Mike Kelley, una lunga eternità. La mostra a Milano

Mike Kelley: Eternity is a Long Time, Milano – Hangar Biccocca, fino all’8 settembre. A cura di da Emi Fontana e Andrea Lissoni


Mike Kelley è stato un commentatore pungente della società americana, della cultura popolare e di quella giovanile, una scheggia impazzita nel panorama contemporaneo, e un visionario, certo uno sperimentatore di linguaggi che ha usato tutti i media che poteva per liberare la sua energia creativa. Quella stessa che, ancora giovane, negli anni ’70, questo figlio della piccolissima borghesia di Detroit (il padre era responsabile della manutenzione di un sistema scolastico pubblico; sua madre era cuoca alla mensa della Ford Motor Company) voleva convogliare nella scrittura. Gli sembrò difficile, semplicemente non era la sua strada. Provando ad abbattere le barriere tra “arte alta” e arte popolare, Kelley ha sperimentato i linguaggi tradizionali dell’arte (dalla grafica alla pittura), e quelli della musica, del video, della performance, dell’installazione per la costruzione di situazioni che mescolano provocazione e squarci di verità, tenerezza e violenza, calma e disperazione.     Scomparso tragicamente il 31 gennaio del 2012, Kelley è protagonista di una retrospettiva in varie tappe (Stedlijk Museum di Amsterdam, il Centre Pompidou di Parigi, il PS1 – MoMA – di New York e il MOCA a Los Angeles), concentrandosi su una produzione  compresa negli anni che vanno dal 2000 al 2006, la mostra dell’Hangar Bicocca dialoga con i grandi spazi industriali attraverso una serie di opere raramente esposte al pubblico, provenienti da importanti istituzioni e collezioni internazionali ( Museo Reina Sofia di Madrid, il Museo Thyssen-Bornemisza Art Contemporary di Vienna e la Collezione Pinault di Parigi e Venezia). L’unicità della mostra nasce grazie al coinvolgimento di Emi Fontana, curatrice italiana che vive a Los Angeles e che ha lavorato in stretto contatto con Mike Kelley  negli ultimi quindici anni.

Il percorso si apre con Extracurricular Activity Projective Reconstruction #1 (Domestic Scene) e Runway for Interactive DJ Event, installazioni (che rappresentano un punto di svolta fondamentale nella ricerca dell’artista, e testimoniano l’avvio verso il suo periodo più prolifico. “Eternity is a long time”, che dà il titolo alla mostra, è la frase pronunciata da uno dei due attori del video Extracurricular Activity Projection Reconstruction #1 (Domestic Scene) al suo partner prima che entrambi si tolgano la vita.

Uno dei lavori centrali del progetto espositivo è l’installazione John Glenn Memorial Detroit River Reclamation Project (Including The Local Culture Pictorial Guide, 1968-1972, Wayne/Westland Eagle), (2001), ispirata a un monumento dell’astronauta John Glenn a cui il liceo frequentato da Mike Kelley era dedicato. “I frammenti di vetro e ceramica colorati che ricoprono la scultura sono stati recuperati da Kelley stesso nel fiume di Detroit: tecniche artistiche nobili e processi tipici di un approccio vernacolare, tradizione del monumento e antimonumentalità, memoria personale e collettiva, immaginario mediatico e cultura popolare si intrecciano in quest’opera emblematica”. www.hangarbicocca.org

(a.d)





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