Michelangelo, il Louvre acquisisce un crocifisso attribuito e contestato

Michelangelo, il Louvre acquisisce un crocifisso attribuito e contestato

Ma quanti crocefissi avrà realizzato Michelangelo nella sua carriera? L’ultimo scoperto è esposto al Louvre e la polemica monta


Anno 2008 il Ministero dei Beni Culturali guidato da Sandro Bondi acquista da un antiquario di Torino una scultura attribuita a Michelangelo Buonarroti per il Museo del Bargello . Spende 3.250.000 euro, peccato che non sia un Michelangelo a sentire fior d’esperti che considerano l’acquisto quanto meno imprudente e sospettano la frode. La querelle finisce al vaglio della Corte dei conti e rilanciata alla procura. Intanto, nel 2012, nel caveau di un banca di San Marino spunta un altro crocifisso prontamente “etichettato” come di Buonarroti (e contestatissimo), gemello del primo e sul quale presto sfuma l’attanzione anche perchè lo Stato italiano non lo compra. Ma veniamo a quanto si sta verificando in Francia in questi giorni e che riguarda, ancora una volta, un presunto crocefisso di Michelangelo.

Mercoledì scorso, il Consiglio delle Arti dei Musei di Francia ha firmato l’ingresso nelle collezioni pubbliche di un crocifisso in legno dipinto, alto 44,7  dalle proporzioni e dall’ anatomia quasi perfetti. Apparteneva ad una coppia di collezionisti canadesi, Peter Silverman e Kathleen Onorato, proprietari, tra l’altro, de La Bella principessa, un ritratto attribuito a Leonardo da Vinci ma anche questo contestato da molti storici.

Crocifisso di Santo Spirito
Crocifisso di Santo Spirito

 

La donazione ha innescato un mare di polemiche malgrado la scultura di Michelangelo sia stata data senza condizioni o benefici: “Eliminando le bizze ed i capricci della speculazione del mercato dell’arte, riteniamo che l’attribuzione sarà discussa con più calma, senza essere connotata dalla prospettiva di guadagno personale“, ha detto Peter Silverman. E ‘stato lui che vide la mano del genio in quell’opera acquistata nel 1985 in Germania per 5000 marchi e proposta come di un anonimo tedesco del XVII secolo.

Così il 6 giugno, cinque storici dell’arte si sono riuniti presso il Louvre per approvare la proposta di questo insolito regalo. Già le analisi condotte dal Centro di ricerca dei musei di Francia attraverso fotografie e micro-prelievi avevano confermato che si tratta di un’opera fiorentina del tardo Quattrocento. Sotto lo strato di pittura e i ritocchi, hanno rilevato l’uso di tecniche raffinatissime anche se, apprendiamo da Le Figaro, dei cinque esaminatori, solo due si sono dichiarati pienamente certi dell’attribuzione a Michelangelo; due contrari, ed uno ha preferito non commentare. Tutti, comunque ne hanno apprezzato l’eccezionale fattura.

Si cercano di evitare paragoni, tanto col crocefisso del Bargello quanto con quello custodito nella chiesa fiorentina di Santo Spirito, generalmente riconosciuto come un altro Michelangelo, e conservato nella Basilica del convento dove il giovane artista, ancora aperto a diverse influenze e dallo stile non perfettamente delineato, dissezionava cadaveri per i suoi studi anatomici.
E mentre in Italia c’è chi crede che la decisione francese possa ripercuotersi positivamente sulla questione del crocefisso del Bargello il Louvre – prudentemente – pur collocando l’opera nella sala Michelngelo, l’etichetterà come di “artista fiorentino del 1500 circa, Michelangelo?”. (a.d)

 

(nella foto di testa il crocefisso del Bargello)





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