MAXXI: non basta ricordare

MAXXI: non basta ricordare

Non basta ricordare – Collezione MAXXI, un riallestimento delle collezioni del MAXXI che il nuovo direttore artistico del museo statale d’arte contemporanea, Hou Hanru, ha trasformato in una grande mostra con oltre 200 opere di 70 artisti a coinvolgere tutto il museo.


Come prima cosa facciamo nomi e cognomi, non tutti, s’intende: Francis Alÿs, Letizia Battaglia, Olivo Barbieri, Elisabetta Benassi, Christian Boltansky, Jake e Dinos Chapman, Lara Favaretto, Nan Goldin, Alfredo Jaar, Living Theatre, Paul McCarthy, Gerhard Richter, Ed Ruscha, Doris Salcedo, Thomas Schütte, Kara Walker, Jana Sterbak, Ilya ed Emilia Kabakov, William Kentridge, Teddy Cruz, Enrico Del Debbio, Vittorio De Feo, Mario Fiorentino, Sergio Musmeci, Aldo Rossi, Maurizio Sacripanti, Carlo Scarpa, Superstudio, Stalker, Cino Zucchi, Maurizio Cattelan, Gilbert&George, Michelangelo Pistoletto, Lawrence Weiner e Toyo Ito.

 

Come si collegano artisti tanto diversi tra loro per generazione, temi, stili, media? Con l’enfasi del pensiero collettivo. Le oltre 200 opere che si dipanano in 3000mila metri quadrati, tra piani e sezioni diverse, vogliono infatti dimostrare la vitalità della collezione del museo (in passato molto criticata) e, rappresentando temi universali, stimolare discussioni e confronti.

Non basta ricordare sottolinea la necessità di adottare una visione più ampia e un approccio più dinamico per sviluppare e comunicare la collezione del museo – dice Hou Hanru, al suo primo progetto al MAXXI – dunque non solo conservare ed esporre eccellenti opere d’arte contemporanee, ma anche attivare un processo vivo in cui la memoria della storia venga continuamente ricostruita, per dare all’opera nuova vitalità, per continuare a produrre significati che ispirino la comprensione del presente”. Città e ambiente, gioia e dolore, politica e ideologia, fisicità e intimità, teatro e performance: le tematiche scelte per sviluppare un percorso vicino alla sensibilità di ciascuno, che vuole coinvolgere all’interazione.

 

La città e lo spazio in opere come Faradayurt (2001) la tenda di tessuto di rame di Jana Sterbak che accoglie i visitatori nella piazza del museo insieme a Cultural Traffic (2010) di Teddy Cruz, struttura realizzata con i coni delle segnalazioni stradali o nella vertigine del Palazzetto dello Sport di P.L. Nervi (2004) fotografato da Olivo Barbieri.

Teatro e messa in scena sono altri due cardini attorno a cui ruotano lavori di grande impatto come Where is our place? (2003) di Ilya ed Emilia Kabakov, Bronzefrau n.10 (2002) di Thomas Shutte, l’irriverente A piedi pari (2006) di Lara Favaretto, accanto a cui sono esposti bellissimi progetti di teatri di Aldo Rossi, Carlo Scarpa, Maurizio Sacripanti e Vittorio De Feo.

Parlano del corpo e della performance i progetti di Sergio Musmeci sulle strutture in trazione, la serie di fotografie del Living Theatre (1947-2000), il lavoro di Cino Zucchi Nel corpo della città (2010), il Saloon Photographs (1995-96) di Paul McCarthy e le fotografie di Nan Goldin o Piggyback (1997) dei fratelli Chapman.

Politica, realtà, idee e ideologie sono rappresentate tra le altre da opere come la grande installazione The Emancipation Approximation (1999) di Kara Walker, esposta per la prima volta negli spazi del MAXXI, o i significativi disegni e fotografie di Corviale di Mario Fiorentino anche questi in mostra per la prima volta, a cui il gruppo degli Stalker ha dedicato un lavoro incentrato sul racconto della struttura fatto da chi la abita.

A questi si affiancano i progetti del Foro Mussolini (1929) dipinti da Enrico Del Debbio e altri decisamente politici come le riflessioni radicali di Superstudio, le emozionanti fotografie di Palermo (2003) di Letizia Battaglia o il pasoliniano Alfa GT veloce (2007) di Elisabetta Benassi.

Raccontano dolore e speranza le opere Plegaria Muda (2012) di Doris Salcedo, Infinitive Cell (2004) di Alfredo Jaar ispirato ad Antonio Gramsci o Veronika (1995) di Christian Boltansky, mentre attorno all’idea di anima e di spiritualità si collegano lavori più intimi come i taccuini di Aldo Rossi, i disegni di Francis Alÿs, gli schizzi di Carlo Scarpa sui pacchetti di sigarette.

www.fondazionemaxxi.it (r.v)

 

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