MAXXI: dalle belle speranze all’attualità, ad un futuro possibile

MAXXI: dalle belle speranze all’attualità, ad un futuro possibile

A breve in libreria per Johan & Levi: Il MAXXI a raggi X. Indagine sulla gestione privata di un museo pubblico, un pamphlet di Alessandro Monti sulla nascita e il mancato decollo del primo museo statale italiano di arte contemporanea


Quando il MAXXI (Museo delle arti del XXI secolo) aprì, nel maggio 2010, le aspettative erano grandi. La struttura di Zaha Hadid, già battezzata serpentone d’argento, doveva rappresentare quel che a Roma mancava: un grande centro pubblico per l’arte del tempo presente che si facesse capace di superare la funzione strettamente museale e di porsi al pari delle grandi istituzioni internazionali, come faro della contemporaneità. Un po’ quello è la Tate per il Regno Unito, se il paragone (avanzato qualche tempo fa anche  da Giovanna Melandri) non suonasse decisamente azzardato, alla luce di quanto la storia di questi quattro anni ci suggerisce. Dal 2012, infatti, il Museo è commissariato ed oggi è faticosamente  in fase di rilancio con un diverso consiglio di amministrazione. Alessandro Monti nel suo libro ci parla dunque del difficile decollo di questa nuova istituzione museale, sulla quale “pesano megalomanie progettuali, carenze manageriali e risorse finanziarie altalenanti. Frutto di scelte politiche prive di una puntuale analisi di costi e benefici per la collettività, il maxxi è nato senza una chiara e convincente giustificazione culturale rispetto ad alternative di maggiore utilità sociale”.

Alessandro Monti ricostruisce così <<i risvolti politico-burocratici di una creazione a “tavolino” e gli aspetti controversi della gestione operativa che ha dovuto misurarsi con un contesto caratterizzato da un eccesso di offerta di spazi museali ed espositivi e l’inadeguatezza del suo contenitore. Sono oggetto d’analisi critica anche l’anomalia di un museo dello Stato affidato in gestione a una Fondazione di diritto privato, non bilanciata da un’adeguata presenza del ministero vigilante, così come l’abnorme moltiplicazione di iniziative finalizzate ad attirare il pubblico e che rischiano di trasformare il maxxi in una fabbrica di mostre e di eventi effimeri a scapito della crescita e valorizzazione delle collezioni permanenti>>.

In chiusura Monti offre alcune indicazioni utili per superare le criticità ripensando le priorità strategiche e programmatiche della Fondazione. “Suggerimenti a livello organizzativo, operativo e relazionale evidenziano i possibili vantaggi di maggiore trasparenza e coinvolgimento nella gestione e selettività nell’offerta culturale”.

 





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