Maschi e nudi, al D’Orsay dimensioni e significati del nudo maschile nell’arte

Maschi e nudi, al D’Orsay dimensioni e significati del nudo maschile nell’arte

Una mostra dal titolo “Masculin / Masculin. L’homme nu dans l’art de 1800 à nos jours”( Maschile/maschile. Il nudo maschile nell’arte dal 1800 ad oggi) si svolgerà dal 24 settembre 2013 al 2 gennaio 2014 a Parigi, al museo d’Orsay. Dalla collezione del museo una sfilata di opere per affrontare l’argomento in maniera al tempo stesso critica, ludica, sociologica e filosofica


Mentre il nudo femminile è un tema ricorrente e familiare per le mostre d’arte in tutto il mondo, la sua controparte maschile è stata raramente considerata. Mostre significative dedicate Mapplethorpe1alle nudità maschili praticamente non se ne registrano, se non quella tenuta presso il Leopold Museum di Vienna nel 2012. Tuttavia, la nudità maschile è stata a lungo la base dell’accademismo tra diciassettesimo e diciannovesimo secolo rappresentando un punto fermo della creatività di tutto l’Occidente.

Sulla base delle proprie collezioni e delle raccolte pubbliche francesi, il Musée d’Orsay vuole approfondire tutte le dimensioni e i significati del nudo maschile nell’arte.
Poichè il XIX secolo (che a sua volta rielabora il classicismo del XVIII secolo) e la sua eco si riverbera fino ai giorni nostri, questa mostra espande l’orizzonte tradizionale del Musée d’Orsay abbracciando più di due secoli di creazione, in tutte le tecniche: pittura, scultura, grafica, fotografia.

 

Per comprendere la specificità del corpo maschile, la mostra preferisce al noioso susseguirsi cronologico, un percorso tematico dove dall’eredità dei canoni estetici dell’antichità e dalla  loro reinterpretazione in epoche neo-classica, contemporanea e simbolista si passa alla glorificazione degli eroi del realismo dove il fascino del corpo si rivela in tutta la sua verità, e la nudità è intesa come il compimento del corpo nella natura, o come espressione del male, del dolore o dell’erotismo. Il punto centrale è stabilire un dialogo tra le epoche offrendo una nuova visione sulle reinterpretazioni sollevate da alcuni artisti in opere anteriori.

 

DAL CLASSICO DIVINO AL CLASSICO CARNALE

 

Jean DelvilleL'Ecole de Platon (détail)© ADAGP, Paris - RMN-Grand Palais (Musée d'Orsay) / Hervé Lewandowski
Jean DelvilleL’Ecole de Platon (détail)© ADAGP, Paris – RMN-Grand Palais (Musée d’Orsay) / Hervé Lewandowski

Dalla metà del XVIII secolo Winckelmann studia le “divine proporzioni del corpo” ereditate dagli antichi che, a dispetto di tutte le rivoluzioni che si sono inseguite nella storia dell’arte, oggi sono ancora accettate come identificative della bellezza. Da Jacques-Louis David, George Platt Lynes, La Chapelle e Pierre et Gilles, a Gustave Moreau, la nudità diventa pretesto per  questioni di potere e censura e termometro dell’evoluzione della morale nella società.
Ma è innegabile che l’esaltazione di Winckelmann della bellezza greca contenga in filigrana un  desiderio carnale che attraversa due secoli e può colpire sia gli uomini sia le donne come poi esplicitato dal gruppo “Barbus” di David fino a David Hockney, passando attraverso le opere del regista James Bidgood. E questa sensibilità che impregna XIX e XX secolo, e che mette in discussione l’identità, è indicata con evidenza nella Scuola di Platone del belga Delville, inspiegabilmente acquistata dallo Stato francese nel 1912 (guarda foto). Allo stesso modo, la mostra rivelerà altre letture della nudità, visive o intellettuali attraverso le opere di artisti famosi come Georges de La Tour, Pierre Puget, Abilgaard Paul Flandrin, Bouguereau, Hodler, Schiele, Munch, Picasso, Bacon, Mapplethorpe, Freud o Mueck, riservando alcune sorprese come il San Sebastiano del messicano Angelo Zarraga, i Bagni misteriosi di De Chirico o le opere erotiche degli americani Charles Demuth e Paul Cadmus.

La mostra è diretta da Guy Cogeval, presidente del Musée d’Orsay e de L’Orangerie con i curatori del museo Ophélie Ferlier e Xavier Rey, e con Ulrich Pohlmann, direttore della sezione di fotografia allo Stadtmuseum di Monaco e Tobias G.Natter, direttore del Museo Leopold di Vienna. (a.d)

 

 





COMMENTI

Lascia una risposta


Vedi tutto