Marina Abramovic: “512 hours”, la performance senza copione alla Serpentine

Marina Abramovic: “512 hours”, la performance senza copione alla Serpentine

Ogni performance di Marina Abramovic diventa evento globale. Parte oggi alla Serpentine di Londra “512 hours”, la nuova performance “no limits” dell’artista serba


Metti uno spazio più o meno vuoto, un gruppo di persone piuttosto nutrito dalla aria talvolta spaesata, talvolta entusiasta, metti una serie di telecamere a riprendere il tutto, minuto dopo minuto, ed otterrai o una puntata del Grande Fratello o una nuova performance di Marina Abramović. La scelta buona è la seconda. Quella che parte oggi da Londra è la prima performance importante della Abramović dalla monumentale The Artist is Present, tenuta il Museum of Modern Art di New York nel 2010, in cui i visitatori furono invitati a sedersi in silenzio di fronte l’artista occhi negli occhi per un periodo non specificato di tempo. Abramović eseguì questo lavoro ogni giorno per tre mesi.

La performance creata appositamente per la Serpentine ha qualcosa in comune con l’ormai mitica performance del MoMA.  Abramović, infatti, si esibirà all’interno dalle 10 alle 18, 6 giorni su 6 – per un totale di 512 ore. Negli ambienti essenziali della Galleria, gli unici materiali a sua disposizione saranno se stessa, il pubblico ed una serie di oggetti comuni che lei userà in una sequenza di eventi in continua evoluzione. A riprendere la performance da sette telecamere, di cui una sul corpo dell’artista, da cui Marina Abramović trarrà un documentario. Nota di servizio: grazia alla collaborazione con Illy Caffè sarà disponibile, giorno per giorno, a partire da oggi, sul sito www.illy.com una sorta di resoconto della giornata, dove saranno ripercorsi le variazioni e gli sviluppi dell’opera, “che inizia con uno spazio vuoto ed illimitate possibilità”.

La natura essenziale dell’esibizione corrisponde agli interessi dell’artista serba nel rapporto storicamente consolidato tra arte e “nulla”. Artisti visivi come Robert Barry, John Cage, Mary Ellen Carroll, Robert Irwin, Yves Klein, Gustav Metzger e Yoko Ono (per citarne pochissimi) hanno tutti esplorato il concetto di assenza all’interno della loro pratica. L’idea minimalista, la riduzione, la semplicità svolgono un ruolo intrinseco nel lavoro della Abramovic che l’ha spinta da sempre a un “più di meno” già enunciato nel suo Artist’s Life manifesto del 2009. Un cammino verso l’immaterialità che l’ha portata a questo momento unico, nel quale si impegnerà in una performance senza alcun copione.





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