Lone Scherfig: “Posh è la mia sfida più grande”

Lone Scherfig: “Posh è la mia sfida più grande”

L’Intervista del nostro inviato Adriano Ercolani a Lone Scherfig, regista del nuovo film Posh


Dopo il successo di An Education (con tanto di candidature all’Oscar) e le critiche invece ottenute con Un giorno, la regista di origine danese torna al cinema con Posh (The Riot Club), storia dei giovani appartenenti a uno dei club più esclusivi di Oxford. Un film che parte come una commedia per poi sorprendere il pubblico in più di un’occasione. Ecco cosa ci ha raccontato Lone Scherfig del suo nuovo, atteso lungometraggio.

Con Posh ha decisamente cambiato registro rispetto ai suoi ultimi due film…
Cerco ogni volta di fare ciò che non ho fatto in precedenza, come ad esempio accettare la sfida della lingua straniera in cui girare. Stavolta volevo fare un film in cui l’amore non c’entrasse assolutamente, non volevo rimanere catalogata dopo An Education e One Day. Cercavo qualcosa che avesse più energia, e quando mi hanno portato la sceneggiatura ho subito capito che dovevo dirigere Posh. Questo film potrebbe essere molto più importante di quelli che ho fatto in precedenza. Cerco di cambiare a ogni lugoemtraggio, ed essere sempre una regista migliore.

E’ stato facile portare al cinema l’atmosfera di Ofxord?
Assolutamente no, è un’istituzione molto protettiva, tiene sia alla privacy dei suoi studenti che alle tradizioni di un luogo così elitario. Abbiamo cercato di essere più autentici possibile nella ricostruzione, non solo per quanto riguarda Oxford ma anche negli altri set, come ad esempio la locanda dove si svolge la maggior parte del film. Spesso al cinema posti come quello non vengono riprodotti in maniera autentica, noi abbiamo fatto il massimo perché ogni scenografia risultasse reale. E ciò riguarda anche i costumi ovviamente.

Posh è un film i cui quasi tutti i personaggi nascono un’identità inquietante…
Quello che mi spaventa maggiormente è che ancora oggi si tende in qualche modo a scusare certi comportamenti, si continua a pensare che sono solo ragazzi. Poi anni dopo incontri queste persone e ti accorgi che hanno ancora i loro demoni personali dentro di loro, non se ne sono liberati adeguatamente. E continuano a frequentare le stesse persone per anni e anni, sono come rinchiusi dentro gabbie da cui non si esce. Se hai frequentato Oxford ad esempio puoi ottenere qualsiasi ottimo lavoro a prescindere da cosa hai studiato.

Possiamo dire che ha girato un film che parla anche di differenze sociali?
Certamente. In Inghilterra i ricchi cercano non so perché di nascondere la loro classe sociale. A Oxford succede esattamente il contrario, ci si sente tra i propri simili, ci si sente in cima al mondo, e questo può creare uno stato di esaltazione esasperato, come succede a molti dei nostri personaggi.

Ha improvvisato con gli attori oppure si è attenuta strettamente allo script?
Abbiamo improvvisato molto dentro le singole scene, lasciando che i giovani protagonisti sprigionassero la loro energia. Non avevo mai lavorato in questo modo, è stato molto emozionante. Se metti una macchina da presa e dei bravi attori in una stanza qualcosa di interessante accadrà per forza. Stavolta abbiamo giocato un po’ d’azzardo, e devo ammettere che mi è piaciuto.

Crede che essere una donna l’abbia aiutata nel dare a Posh un punto di vista originale?
Penso sia più che altro una questione di tonalità che spesso ho in comune con gli scrittori. Con Nick Hornby l’avevo trovata in An Education, mentre Laura Wade, l’autrice dell’opera teatrale da cui è tratto Posh, deve aver visto nella mia sensibilità femminile qualcosa che potesse dare al suo lavoro un punto di vista diverso.

Ha mai avuto esperienza diretta di club esclusivi come quello che ha messo in scena?
No, per fortuna aggiungerei. Ho letto che a Cambridge c’è un club femminile a cui vengono ammesse solo ragazze ricche e belle. Una studentessa si impiccò perché non venne considera abbastanza bella da farne parte. E’ questo in fondo il tipo di condizionamento sociale che ho cercato di raccontare in Posh.

Adriano Ercolani
Film Critic, TV editor and author





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