Liberty, la stagione dell’ottimismo in mostra a Forlì

Liberty, la stagione dell’ottimismo in mostra a Forlì

Liberty. Uno stile per l’Italia moderna. Forlì, Musei San Domenico – dal 1 febbraio al 15 giugno 2014. Una mostra curata da Maria Flora Giubilei, Fernando Mazzocca e Alessandra Tiddia; il comitato scientifico è presieduto da Antonio Paolucci, la direzione generale è affidata a Gianfranco Brunelli


Per l’Italia fu Liberty, per i Francia e Belgio art nouveau, per gli aglosassoni Modern Style e per i tedeschi Jugendstil: tante denominazioni per raccontare la stessa cosa, il predominio della bellezza in un mondo, quello a cavallo tra ‘800 e ‘900, che accoglie a braccia aperte la modernità. E in un mondo che cambia alla velocità dei treni in corsa, e che attraverso le esposizioni universali ritrova il suo racconto globale, il nuovo è l’idea capace di restituire al linguaggio dell’arte la sua dimensione internazionale. La volontà di rompere col passato è comune, comune il tentativo di restituire garbo, gusto e bellezza ad ogni aspetto creativo, superando le differenze tra arti applicate e arti maggiori, e vincere la pesantezza dello storicismo e delle derive naturalistiche che avevano dominato gran parte del XIX secolo. Il mondo si risveglia ottimista, almeno fino all’avvento della Grande Guerra, il sogno sembra destinato a diventare realtà per puro sforzo di volontà. E i malesseri che pervadono il tessuto sociale scompaiono dalla scena, semplicemente escono fuori dal racconto degli artisti presi a celebrare simboli, allegorie  ed estetismi. Ci penserà la tecnologia a cambiare il mondo, il progresso, celebrato dalle grandi Esposizioni, come quella nazionale di Palermo nel 1891-1892, quelle dell’arte decorativa moderna di Torino nel 1902, e di Milano nel 1906, che celebrava il traforo del Sempione. A livello sotterraneo, tuttavia, serpeggia sotto lo slancio vitale un’inquietudine che di lì a poco si manifesterà tragicamente. Scrivono i curatori: “Il sogno progressista e la magnifica utopia della bellezza che avrebbe dovuto cambiare il mondo erano destinati a infrangersi simbolicamente, una prima volta, nella tragedia del Titanic nel 1912 e, definitivamente, due anni dopo, nella Grande Guerra”.

Segantini, Previati, Boldini, Sartorio, De Carolis, Longoni, Morbelli, Nomellini, Kienerk, Chini, Casorati, Zecchin, Bistolfi, Canonica, Trentacoste, Andreotti, Baccarini chiamati dalla mostra a rivelare contenuti e messaggi comuni, “con i quali sono scandite le sezioni dedicate al mito, all’allegoria, al paesaggio declinato tra tensioni simboliste e una ricerca dell’assoluto che ci farà incantare davanti ai dipinti dedicati alla rappresentazione dei ghiacciai, visti come l’immagine della “montagna incantata” di Thomas Mann”.

A sottolineare l’importanza del dialogo nuovo con le altre tecniche ed espressioni artistiche e  coi valori decorativi che tanta parte ebbero nell’espressione del tempo, ecco le grafiche, le illustrazioni, i manifesti pubblicitari e poi le manifestazioni dell’architettura e delle arti applicate, come i ferri battuti di Mazzucotelli e Bellotto; le ceramiche di Chini, Baccarini, Cambellotti, Spertini, Calzi; i manifesti di Dudovich, Hohenstein, Boccioni, Terzi, Mataloni, Beltrame, Palanti; i mobili di Zen, Issel, Basile, Bugatti, Fontana; i vestiti di Eleonora Duse, i merletti di Aemilia Ars e gli arazzi di Zecchin. “Ne emerge una figura del Liberty che è nella sostanza uno stile della vita. La sua rappresentazione è la linea sinuosa, fluttuante, che rispecchia nel segno, nel suo stesso divenire, il movimento in atto. Protagonista indiscussa è la donna, figura ad un tempo fragile, superba e carnale, immagine del piacere e della libertà”.

Un tuffo straordinario nell’epoca d’oro dell’ottimismo e della fiducia, o forse solo dell’illusione. (www.mostraliberty.it )

 

(g.m)





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