Le mummie e le loro storie, una mostra particolare al British Museum

Le mummie e le loro storie, una mostra particolare al British Museum

Vite antiche, nuove scoperte: otto mummie, otto storie. A Londra, British Museum, dal 22 maggio fino al 30 novembre


Da molti commentatori che hanno avuto la possibilità di vederla in anteprima la nuova mostra del British Museum è stata definita scioccante, o sacrilega. Si tratta letteralmente di penetrare, attraverso strumenti tecnologici, sotto le bende, sotto la pelle di otto mummie egizie. Uomini, donne e bambini, erano esseri viventi, migliaia di anni fa. Tuttavia, mentre gli albori dell’archeologia ci tramandano immagini in bianco e nero di studiosi che letteralmente smembrano i corpi, la tecnologia odierna usa almeno strumenti non invasivi. Siamo lontani dalla maledizione della mummia evocata nel 1922 dal ritrovamento ad opera di Howard Carter della scoperta della tomba di Tutankhamon cui seguì la morte misteriosa di alcuni membri della spedizione. Fu così che nacque la mummia – mania, poi ampiamente drammatizzata dai media. “La morte sarà la pena eterna per chi apre questa bara”, tuona la voce fuori campo nel film hollywoodiano del ’32 La mummia, appunto.

Un timore che al British Museum non hanno mai avuto avendo acquisito tra 19 e 20 secolo, un grande numero di mummie. Otto di queste sono in mostra con l’obiettivo di illuminare non solo la morte, ma la vita di otto persone del mondo antico, i loro resti provengono da Egitto e Sudan e coprono 4mila anni.
La mostra utilizza la tecnologia “state-of – the-art” per consentire ai visitatori di approfondire la vista all’interno di sarcofagi ed esaminare i corpi sotto le bende, mettendoli faccia a faccia con persone che vivevano nella Valle del Nilo migliaia di anni fa. La prima mummia entrò collezione del Museo nel 1756, ma negli ultimi 200 anni nessuna è stata “scartata”, quindi la tecnologia è risultata fondamentale per migliorare la comprensione di come le culture antiche abbiano sviluppato l’arte della mummificazione. Nel 1960 si cominciò adoperando la radiografia, nel 1990 si avviò l’uso di scanner TAC. Ora gli innovativi progressi della scienza medica e ingegneristica con la nuova generazione di scanner medici, sono in grado di produrre dati in alta risoluzione senza precedenti. La trasformazione di questi dati in visualizzazioni 3D è stata realizzata con software originariamente progettati per l’ingegneria auto.

La mostra è strutturata intorno alle otto mummie che sono state il fulcro di una recente indagine scientifica. I visitatori incontrano così corpo dal ”vivo” mentre un grande schermo visualizza un vero e proprio viaggio nel corpo, e attraversando la pelle rivela gli organi, lo scheletro e i segreti della mummificazione in un arco temporale di oltre 4000 anni che va dal periodo Predinastico all’era cristiana. Altri oggetti contestuali della collezione come amuleti, vasi canopi, strumenti musicali e contenitori di cibo spiegano aspetti della vita quotidiana di persone che vivevano a diversi livelli della società, questo perché la mummificazione non era solo appannaggio dei Faraoni .

Tra i corpi meglio conservati quello di un maschio adulto che abitava a Tebe nel 600 a.C, i dati delle indagini con la TAC rivelano i dettagli del processo che è stato applicato per preservare il corpo – il cervello e gli organi interni sono stati parzialmente rimossi , ed i tessuti molli sono in buone condizioni . Si può vedere anche la spatola usata per rimuovere il cervello, che il suo imbalsamatore depositò entro il cranio. Una replica della sua mandibola inferiore mostra  invece una lunga serie di ascessi dentali che devono avergli causato notevole dolore in vita .

C’è poi il corpo di un cantante un cantante chiamato ‘ Tamut ‘ , che visse a Tebe nel 900 a.C . Il suo corpo riflette il più alto livello di mummificazione disponibile nel periodo. La sua era una sepoltura di elite, sul corpo gli avevano sistemato amuleti e altri orpelli magici. Una visualizzazione digitale interattiva e stampe 3D permettono ai visitatori di esaminare questi oggetti rituali. Uno studio delle scansioni rivela che aveva una vasta placca nelle arterie che potrebbe aver contribuito alla sua morte.

E poi la mummia di un ventenne rannicchiato in posizione fetale. Fu sepolto in un cimitero in Gebelein, nell’Alto Egitto, e naturalmente mummificato dalla secca, sabbia calda (è il corpo a cui si riferisce il video sopra) . E poi il corpo di Tamut , figlia di un sacerdote di alto rango di Tebe, racchiusa nel suo magnifico sarcofago oro, blu e rosso, che non è mai stato aperto. La tecnologia oggi rivela le sue interiora, nonché la stupefacente varietà di amuleti posti sul suo corpo e gli occhi di vetro azzurro che rendono il tutto ancora più inquietante. L’insieme non era stato concepito per essere osservato, migliaia di anni dopo, da guardoni con l’alibi della scienza.

(www.britishmuseum.org ).

 





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