Langhe-Roero e Monferrato patrimonio dell’Umanità

Langhe-Roero e Monferrato patrimonio dell’Umanità

Il Paesaggio vinicolo di Langhe-Roero e Monferrato è il 50mo sito italiano iscritto nell’elenco dei beni patrimonio dell’umanità. Oggi la decisione a Doha


La notizia era attesa, è il Piemonte a regalare all’Italia il 50mo sito nell’elenco dei beni patrimonio dell’umanità. E’ il turno del paesaggio più struggente del Piemonte, delle colline di Langhe, Roero e Monferrato tra il PO e l’Appennino ligure, colline puntellate di borghi e di vigneti, dove ad ogni stagione c’è una nuova tavolozza di colori di cui riempirsi gli occhi e una nuova gamma di sapori.  Un paesaggio costruito dall’uomo, plasmato dal lavoro delle generazioni, perché come scriveva Pavese : “Non c’è niente di più bello di una vigna ben zappata”.

Nell’elenco di beni patrimonio dell’Umanità finiscono dunque  quelle cinque aree viticole che delineano paesaggi eccezionali con al centro ideale il Castello di Cavour. Nome e luogo emblematico non solo per la storia patria, ma anche nello sviluppo dei vigneti. Ma se Camillo Banso fu l’artefice della moderna enologia piemontese, la coltivazione della vite ha caratterizzato la regione per millenni. Antichissimi pollini di vite sono stati trovati in zona, risalgono al 5 ° secolo aC, quando il Piemonte era un luogo di contatto e di scambi tra Etruschi e Celti. Parole etrusche e celtiche, in particolare proprio quelle legate al vino, si trovano ancora nel dialetto locale. Durante l’impero romano, Plinio il Vecchio citava il Piemonte come uno dei luoghi più favorevoli per la coltivazione di vigneti e Strabone menzionava i suoi barili. Le guide enologiche, oggi, inseriscono nel meglio dell’enologia mondiale proprio i prodotti di questa terra dove più che mai si comprende perché il vino è cultura, al di là delle mode.





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