La televisione? Non è mai esistita

La televisione? Non è mai esistita

3 gennaio 1954: ”La Rai, Radio televisione italiana, inizia oggi il suo regolare servizio di trasmissioni televisive”, sono passati 60 anni dall’avvento in Italia della “spaventosa macchina” (definizione di Luigi Barzini) che ha cambiato il Paese


La televisione non esiste. Per un inciampo del progresso, un buco nero apertosi improvvisamente nell’evoluzione dell’uomo tecnologico, l’elettrodomestico delle immagini in movimento non è stato mai inventato. Ne parlavamo proprio ieri sera, a cena, con Pippo, un attempato avvocato siciliano che si chiedeva, accorato, il perché di tanta storica distrazione. Il nome all’anagrafe sarebbe Giuseppe, Giuseppe Baudo, da Militello in Val di Catania, un principe del foro appassionato di musica e di spettacolo. “Saresti stato un bravo conduttore”, gli ha detto Fabio, per consolarlo e dandogli una pacca sulla spalla: “Peccato però che la tv non esista”. “Bé, anche tu non saresti stato tanto male sotto i riflettori, magari quelli di Sanremo – ha ribattuto Pippo – se solo ti togliessi dal volto quell’aria da professorino malinconico”. Ha ragione, tanto più che Fabio – all’anagrafe Fazio Fabio, da quel di Savona  –  insegna Lettere in un liceo, con ben poca soddisfazione, pare. “Sanremo in televisione? Che follia!” ha aggiunto Aldo, alias Aldo Grasso, presidente di una filodrammatica: “La radio può bastare”.

 

Che strano, mi dicevo tornando a casa, in questa Italia del 2014, nell’era dell’Internet e della mobilità, è come se tutti avessimo una nostalgia recondita, qualcosa d’inespresso che chiede di venire alla luce sin dalla notte dei tempi. Colpa della tv, dicevano i miei commensali, “non l’hanno mai inventata ed è ben difficile provare nostalgia per qualcosa che non esiste”, suggeriva qualcuno. Sarà, ma ne ho nostalgia lo stesso: mi manca d’essere spettatore passivo, mi manca Don Matteo – non so chi sia, perdonatemi, è il primo nome che mi è venuto in mente -, mi mancano i palinsesti costruiti per compiacere i potenti di turno, mi manca l’informazione al Tiggì… Cos’è un Tiggì? Non fatemi domande difficili, ripeto, la tv non è stata mai inventata e dunque… E dunque, a sentire Bruno Vespa, altro commensale, uno che di mestiere non si sa bene cosa faccia ma che arrotonda facendo il costruttore di plastici per gli studi di architettura e di criminologia: “Gli italiani sono fermamente convinti di pensare con la loro testa. Poveri illusi. La macchina della propaganda, anche senza tv, funziona benissimo, altrimenti che cosa ci sarebbero a fare la radio, il cinema, lo spettacolo leggero…”  “E adesso non ditemi che se avessimo avuto la tv Silvio Berlusconi avrebbe governato l’Italia per 20 anni”, è esploso furente Michele Santoro, confezionatore di Parole Crociate, ma quelle facili, per la Settimana Enigmistica. “Silvio chi?”- chiede Bruno – “Silvio, il palazzinaro di Milano che nel 92 voleva fondare un partito inneggiando alla nazionale di calcio, un qualunquista. Possibile che nessuno se ne ricordi?”. “E certo che me lo ricordo… io me lo ricordo sì”, ha esordito con voce rotta dall’emozione il cameriere, tal Emilio, servendo il dessert. Gli occhi gli brillavano mentre la mano tremante sortiva un pericoloso effetto sisma sulla creme caramel. “Chi sei, come ti chiami?”, il tono di Michele adesso era minaccioso: “Sta zitto tu, parla solo se sei interrogato!”. La proprietaria del ristorante, tal Marini Valeria, una sarda dall’aspetto procace e dal passato di subrette d’avanspettacolo, è intervenuta a salvare la situazione proprio mentre il povero cameriere stava per essere fisicamente sopraffatto dall’inferocito enigmista: “Perdonatelo, quando si parla di quello lì, è come se perdesse i lumi. E’ inspiegabile”, diceva interponendo il petto alla contesa, meglio di un casco blu dell’Onu.

 

Non mi piace quando a cena si litiga parlando di politica, non mi piace che in una maniera o nell’altra debba emergere, sempre, per forza, questo brutto vizio tutto nostro di sparlare dell’Italia e degli italiani. Sono contenta di vivere in un Paese che ha eletto presidente della Repubblica una donna, Raffaella Maria Roberta Pelloni, in arte Raffaella Carrà, da quel di Bologna; mi piace questo Paese dove il tasso di natalità non accenna a diminuire (a cena c’era chi diceva – non ricordo chi, forse Piero, Piero Angela, pianista jazz – che con la tv il numero delle nascite sarebbe precipitato a livelli infimi); amo la libertà di poter immaginare il volto dell’interlocutore che mi parla in radio, e di dare un paesaggio alle storie dei radio-romanzi; amo uscire la sera nelle strade affollate di gente che va al Cinema, al teatro, a spasso con il cane o con gli amici; mi piace che i miei connazionali siano dei lettori accaniti e critici; ma chissà perché, della tv, che pure non è mai stata inventata, continuerò per sempre ad avere un’insostenibile nostalgia. Quando sono tornata a casa, i pensieri affollavano ancora la mia mente, erano troppi per poter pensare anche di andare a dormire. Ho messo il guinzaglio a Calimero – cane di anni 8, avanzo di canile – e siamo usciti a passeggio. “Pensa, Calimè – e lui mi guardava scodinzolante – se la tv fosse esistita tu saresti stato solo un pulcino nero, ma avresti accompagnato tutta la mia infanzia”.

(Antonella Durazzo)

 





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