La scultura perduta di Michelangelo ricostruita a Firenze

La scultura perduta di Michelangelo ricostruita a Firenze

L’Opificio delle Pietre dure di Firenze ha ricostruito una scultura di Michelangelo andata in frantumi nel 1936, durante la guerra Civile di Spagna. Sembrava una missione impossibile


E’ uno dei tesori della chiesa del San Salvador di Úbeda, in Andalusia, ma nessuno, o quasi, in questa piccola città rinascimentale, patrimonio dell’Umanità dal 2003, l’ha mai visto.

Il San Giovannino prima delle mutilazioni. Foto Fundación Medinaceli
Il San Giovannino prima delle mutilazioni. Foto Fundación Medinaceli

Infatti, il San Giovanni Battista bambino attribuito a Michelangelo Buonarroti era andato in frantumi nel lontano ’36, durante un’azione iconoclasta in piena guerra Civile che aveva devastato molte opere d’arte della cappella . La notizia è che, dopo averla data persa per sempre, a 77 anni dalla devastazione, la scultura di marmo, alta 130 centimetri, sta per tornare alla vita in seguito ad una complessa operazione di restauro messa a punto da quel fiore all’occhiello dell’Italia che è l’Opificio delle Pietre dure di Firenze. Proprietaria della cappella e dell’opera è la Fondazione Casa Ducale di Medinaceli (www.fundacionmedinaceli.org ) che nel 1995 ha affidato la missione impossibile ai tecnici fiorentini. Sia detto senza esagerare. Della statua, infatti, rimaneva solo il 40 per cento, suddiviso in diciassette frammenti, dunque sembrava possibile recuperare l’insieme dalla visione parziale che quei residui rimandavano. L’operazione è stata necessariamente rimandata più volte, fino a quando la recente tecnologia di scansione laser 3D dell’azienda Unocad di Vicenza è riuscita a sviluppare un metodo per ricostruirne il volume partendo dai pochi frammenti e dalle immagini conservate prima della distruzione.
Il completamento dei lavori, che hanno beneficiato del contributo economico di un fondo che il Governo italiano dispone per quelle opere straniere danneggiate dalla guerra o dalle calamità naturali, coinciderà con la celebrazione, il 24 giugno, della festa di San Giovanni che, guarda caso, è anche il patrono di Firenze.  Il 25 una conferenza illustrerà al mondo il lavoro svolto e la movimentata storia della scultura.

Il San Giovannino è arrivato in Spagna come dono della Repubblica di Venezia a Francisco de los Cobos, segretario e favorito di Carlo I durante il suo primo viaggio in Italia tra il 1529 e il 1533. Nativo di Ubeda e appassionato di arti, De los Cobos contribuì a fare della sua città un fiorente centro culturale e non a caso è sepolto sotto la grande cupola che corona l’altare della cappella della chiesa del Salvatore .

Relativamente al “San Juanito”, l’attribuzione a Michelangelo è datata 1930 ad opera dello storico Manuel Gómez-Moreno il quale la riconduceva a quella scultura perduta che Michelangelo nel 1945 avrebbe realizzato per  Lorenzo Pierfrancesco de Medici (Lorenzo il popolano). In questi decenni l’attribuzione è stata spesso messa in dubbio, tuttavia è innegabile che l’opera sia di fattura fiorentina e che risalga alla fine del XV secolo. (a.d)





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