La politica, le elezioni e il posto della Cultura

La politica, le elezioni e il posto della Cultura

Nell’incertezza politica che accantona i problemi reali del Paese, la Cultura è la grande dimenticata


Il tempo è quello della sospensione, dell’attesa vigile, forse del coma farmaceutico per un’Italia distesa sullo spartiacque, che non può tornare indietro e non sa come andare avanti e allora è meglio che dorma ancora un po’.  La sensazione non è quella di vivere un momento epocale, ma di subirlo. Parole di tendenza: impasse, cul de sac, stallo alla messicana. La promessa dei “grillini” è che nulla sarà più come prima; quella dei partiti tradizionali usciti variamente sconfitti dalle elezioni (o diversamente sconfitti, fate voi) non c’è. Non c’è nulla da   promettere, ma da reggere la navigazione a vista di quello che sarà, se sarà, il prossimo Governo. “Navigazione a vista”, parole di tendenza prossime venture. E non potrebbe esserci niente di più dannoso in un Paese che, per riemergere dalle ombre, avrebbe bisogno di programmazione, di sguardi (e azioni) in prospettiva, di “visioni”, se volete.

In tutto questo la cultura, grande dimenticata del Paese, non trova più spazi di discussione. Si potrebbe obiettare che allo stato attuale sia inevitabile. Non lo è. Qualsiasi Governo giungerà a compimento, dovrà occuparsi in tempi rapidi di mettere a punto pacchetti di azioni per la crescita economica. Sarebbe urgente che vi confluissero anche provvedimenti relativi alla cultura. Dove mai ricchezza fu meno apprezzata, il cambiamento vero parte proprio da qui: dalla priorità che gli “eletti” sapranno dare al “petrolio italiano”. Staremo a vedere. (a.d)





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