La Madonna di Piero della Francesca a Boston

La Madonna di Piero della Francesca a Boston

Il Museum of Fine Arts di Boston (MFA ) espone, fino al 6 gennaio, la Madonna di Senigallia ( 1470 ), l’ultimo capolavoro di Piero Della Francesca. Realizzata nell’ambito delle iniziative per l’Anno della cultura italiana negli USA, la mostra si completa con il racconto del furto e del rocambolesco recupero della preziosa opera negli anni ’70. E chi vuole intendere intenda


Maestosa e assieme elegante, nobile ma tenerissima, la Madonna con Bambino e angeli è la summa della perizia di Piero (1411/13-1492), l’artista matematico, il teorico della prospettiva e della città ideale, il maestro della luce e della geometria, eppure, capace di opere profondamente commoventi. La piccola tavola, dipinta forse per devozione privata, ha lasciato nelle settimane scorse la Galleria Nazionale delle Marche, a Urbino, per farsi ammirare dal pubblico americano. Negli States le opere di Piero Della Francesca sono una manciata, e la Madonna di Senigallia, è certo che godrà a Boston di grandi attenzioni pubbliche, d’altronde gli eventi e le mostre dell’Anno della cultura italiana negli Usa  sono accompagnati da un grande successo di partecipazione, vuoi per la qualità delle opere, vuoi per il numero (c’è chi dice troppo elevato) delle opere concesse in prestito ai musei americani.

Madonna_di_SenigalliaQuesta volta, accanto al capolavoro di Piero c’è però in mostra il racconto della sua particolarissima storia recente.  Rubato nel 1975 , il dipinto (una tempera e olio su tavola) fu recuperata l’anno successivo dall’ancora giovane Dipartimento Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale.

Il furto della Madonna di Senigallia avvenne il 5 febbraio 1975 insieme ad un altro dipinto di Piero, La Flagellazione di Cristo, e il ritratto di Raffaello di una nobildonna non identificata conosciuta come la Muta. Il Palazzo Ducale di Urbino, sin dal 1912 sede della Galleria Nazionale delle Marche era allora considerato uno dei musei più sicuri d’Italia. Tuttavia, i ladri approfittando dei ponteggi collocati al fianco del palazzo riuscirono a irrompere nella galleria scalando una parete di circa sei metri, rompendo le finestre e utilizzando chiavi false per accedere nella sala. Come la maggior parte dei musei, negli anni ’70,  la Galleria non aveva un sistema di allarme elettronico ma la sicurezza era affidata ai giri d’ispezione delle guardie, che passavano solo ogni due ore. In questo modo i ladri ebbero molto tempo a disposizione per togliere i dipinti dalle cornici e scappare prima che il furto venisse scoperto, intorno alle 2.30 della notte.

Dopo più di un anno di indagini e varie suppliche pubbliche ai ladri affinché non “maltrattassero” le opere  i Carabinieri riuscirono a individuare in un antiquario romano l’uomo che aveva portato i capolavori in Svizzera. Fingendosi acquirenti facoltosi, gli uomini dell’Arma misero in scena una finta trattativa con i sospetti. L’incontro non ebbe luogo, ma i dipinti furono scoperti in un hotel a Locarno il 23 marzo 1976. Dopo il recupero, in quattro finirono in manette tra Italia , Germania e Svizzera mentre i dipinti tornarono a Urbino il 29 marzo 1976.

Il recupero della Madonna di Senigallia è stato una pietra miliare per il Dipartimento Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale, istituito nel 1969 per proteggere il patrimonio artistico italiano. Parte del ministero della Cultura, l’unità è stata la prima al mondo dedicata esclusivamente alla lotta contro i furti d’arte e la falsificazione. Ora con 280 ufficiali, la “squadra arte” opera in Italia e all’estero collaborando con Interpol e Unesco per proteggere, documentare e trovare le opere rubate. Le responsabilità di questa unità vanno dal mantenimento della banca dati più completa al mondo in materia di traffico illecito di arte al contrasto dello scavo illegale di siti archeologici. Fin dalla sua istituzione, l’unità ha salvato circa un milione di oggetti archeologici dal mercato nero, recuperato più di 500.000 opere d’ arte e sequestrato quasi 300.000 falsi.

 

(g.m)





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