La Grande Guerra: i cento anni saranno ricordati così

La Grande Guerra: i cento anni saranno ricordati così

Anche in Italia si ricorda la Prima Guerra Mondiale: dalla Rai al cartellone ufficiale di eventi che s’aprirà con il semestre di presidenza italiana dell’Unione Europea, si raccontano i cento anni conflitto che cambiò per sempre la geopolitica del mondo


Se il mondo è così come lo conosciamo è perché il 28 giugno del 1914, a Sarajevo, un membro dell’organizzazione rivoluzionaria Giovane Bosnia, Gavrilo Princip, assassina Francesco Ferdinando Carlo Luigi Giuseppe d’Austria-Este, erede al trono dell’impero austro-ungarico. Un mese dopo, il 28 luglio del 1914, l’impero dichiara guerra al Regno di Serbia, la Prima Guerra Mondiale è scoppiata (l’Italia entrerà in guerra solo nel 1915) . Dopo 1569 giorni di un conflitto sconvolgente, con dodici milioni di morti, una generazione perduta e il vecchio Continente reso esanime, quei fatti s’incidono come uno spartiacque nella storia. E le conseguenze si riflettono sino alla contemporaneità.

Fu la Prima Guerra Mondiale il catalizzatore per l’ascesa del comunismo in Russia, che fino a poco più di vent’anni fa, ha influenzato l’intera diplomazia mondiale e l’economia. E come non ricordare che la sconfitta della Germania fornì l’opportunità all’affermazione di Hitler, dunque alla Seconda Guerra Mondiale col suo carico di nuove distruzioni e i nuovi assetti che ne seguiranno. E ancora, la sconfitta dell’Impero Ottomano e col pantano diplomatico e politico che consegui fu  precursore di quella ricostituzione di Israele che ha portato il Medio Oriente al centro della scena mondiale contemporanea.

Ma non bastano poche righe a delineare la portata di tutto questo. Un aiuto ad una comprensione approfondita lo offre però la Rai con quel progetto di respiro europeo, prodotto da RaiEducational in seguito ad un protocollo d’intesa con la Presidenza del Consiglio dei Ministri che vedrà un palinsesto di documentari, speciali, un appuntamento settimanale, filler quotidiani, il restauro in HD di materiali d’archivio e un portale dedicato. Inoltre, dal 28 giugno 2014 (data dell’assassinio dell’arciduca d’Austria e della moglie Sofia) all’11 novembre 2018 racconterà il primo conflitto mondiale, giorno per giorno.

 SI RESTAURANO I LUOGHI DELLA MEMORIA

Ammontano a 28 milioni di euro i fondi che il governo italiano ha stanziato per tutto l’arco delle commemorazioni (2014-2018), soldi che serviranno al restauro e al recupero di luoghi teatro del conflitto e di spazi museali. Restauri nei sei Sacrari in Italia (RediPuglia, Cima Grappa, Asiago, Montello, Caduti d’Oltremarie, Oslavia) in tre cimiteri militari italiani all’estero (Bligny in Francia, Mauthausen in Austria, Caporetto in Slovenia), e poi la catalogazione dei Monumenti ai Caduti della Prima Guerra Mondiale in tutta Italia e la valorizzazione dei luoghi della memoria. E ancora, filmati storici e documentari che ricostruiscono le vicende belliche, mostre, convegni, pubblicazioni, progetti per le scuole, mappe multimediali.

 

IL VIA DELLE COMMEMORAZIONI

Il 28 giugno partono le celebrazioni europee, con la settimana internazionale dedicata alle Commemorazioni, a Sarajevo, alla quale l’Italia porterà un concerto che si sta definendo.

Il 6 luglio in Friuli, al sacrario di Redipuglia, Riccardo Muti dirigerà il Requiem di Verdi in un concerto di beneficienza organizzato dal Ravenna Festival, Regione Friuli Venezia Giulia, Struttura di Missione per gli Anniversari di Interesse Nazionale , Mibact.

Il 27 luglio la commemorazione si sposta in Trentino, sull’Altopiano di Folgaria, dove Paolo Fresu ricorderà la Grande Guerra suonando Il Silenzio in una suggestiva staffetta con tanti altri grandi trombettisti che intoneranno le stesse note in altri luoghi significativi d’Europa.
A settembre, in una probabile una preview alla Mostra del Cinema di Venezia, si potrà vedere il film di Ermanno OlmiTorneranno a fiorire i prati’, con protagonista Claudio Santamaria. Girato nella neve delll’Altopiano di Asiago, il film si sviluppa in una sola not­te tra gio­vani sol­dati che non hanno nome, che sono il tenen­tino, la vit­tima, il volon­ta­rio, l’ufficiale ter­ri­to­riale. ”A 100 anni di distanza, il miglior modo di festeggiare questo anniversario – ha detto Olmi all’Ansa – è capire quello che è successo, come capire perché oggi si parli ancora di conflitti”.

Chissà se tra cento anni avremo trovato una risposta convincente.

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