Klimt, aspettando la mostra di Milano

Klimt. Alle origini di un mito 12 marzo – 13 luglio 2014 Palazzo Reale. Una mostra realizzata in collaborazione con il Museo Belvedere di Vienna e curata da Alfred Weidinger, vicedirettore del Belvedere in collaborazione per l’Italia con la studiosa klimtiana Eva di Stefano


Gustav Klimt dipinse il Fregio di Beethoven nel 1902 in onore della Nona Sinfonia. Su grandi pannelli, figure allegoriche raccontano ogni anno a centinaia di migliaia di persone quel desiderio di felicità che può essere colmato solo dal mondo ideale delle arti . Nel palazzo della Secessione, nel centro di Vienna, nel 1986 una stanza è stata adattata appositamente per ospitare questo dipinto unico che si trova sette metri di altezza, si estende su più di 34 metri e pesa quattro tonnellate, è così noto che un’immagine tratta dal fregio è stata usata come motivo di una moneta commemorativa da 100 euro. Per l’Austria è un simbolo, per la storia dell’arte è la perfetta sintesi del lavoro dell’artista che ha caratterizzato un’epoca, segnando, con le sue opere, l’età moderna.  Il Fregio di Beethoven, ovviamente in riproduzione (qui un articolo per approfondirne i significati), è il pezzo conclusivo della mostra che prossimamente si apre a Palazzo Reale, simbolo di quell’arte “totale” (Gesamtkunstwerk) sognata da Klimt e dagli artisti della Secessione Viennese.

 

Gustav Klimt – Il Girasole, 1907 Olio su tela – Collezione privata

La mostra presenterà per la prima volta a Milano alcuni dei più noti capolavori di Klimt: “Adamo ed Eva”, “Giuditta II” (acquistata alla Biennale del 1910 per la Galleria Internazionale d’Arte Moderna di Ca’ Pesaro), “Girasole” e “Acqua mossa” ed è pensata per indagare i rapporti familiari di Klimt, a cominciare dalla collaborazione con i due fratelli Ernst e Georg, esplorando gli inizi della sua carriera alla Scuole di Arti Applicate di Vienna e la sua grande passione per il teatro e la musica. I pionieri della Secessione riuscirono infatti ad abbattere le barriere tra le arti e, mescolando architettura, pittura, arti applicate diedero vita a un’esperienza del tutto nuova, decisamente moderna. Era la libertà che la Secessione richiedeva, e il clima del tempo, in una Vienna che tra Ottocento e Novecento viveva una fioritura culturale straordinaria. E mentre Sigmund Freud dava alla luce quelle teorie che avrebbero cambiato per sempre il modo di leggere l’animo umano, letteratura, arti visive, architettura e musica esprimevano un immenso desiderio di liberarsi da schemi passati.  Perché c’erano nuove nozioni da raccontare ed evoluzioni dell’arte e delle scienze in quest’epoca in fermento continuo. Klimt le colse al volo realizzando alchimie memorabili tra la permanenza di un gusto decorativo e legato alla ricerca del bello e l’esigenza di raccontare le pulsioni umane più profonde come faranno, dopo di lui, gli espressionisti.

 

Ma con lo scoppio della Prima Guerra Mondiale, esattamente cento anni fa, anche il Modernismo fu costretto a mutare orizzonti. L’ottimismo si spense per sempre nel 1918, a carneficina compiuta e lasciando il posto un’epidemia di febbre spagnola che avrebbe completato la devastazione nel vecchio continente. In quell’anno moriva Gustav Klimt, e con lui altri artisti che, pur nelle controversie che ne avevano caratterizzato la carriera, avevano marcato profondamente la Vienna dorata della belle epoque, nomi come Otto Wagner, Kolo Moser, Egon Schiele. Era finita un’epoca. (a.d)

Gustav Klimt – Particolare dal fregio di Beethoven, 1901-1902 Materiali vari




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