Kandinsky: l’artista e lo sciamano, una mostra a Vercelli

Kandinsky: l’artista e lo sciamano, una mostra a Vercelli

Dal 29 marzo al 6 luglio “L’artista come sciamano: Kandinsky”. All’Arca di Vercelli, le opere dell’artista russo insieme a tamburi, bastoni e grembiuli sciamanici. Una mostra curata da Eugenia Petrova, direttrice aggiunta del Museo di Stato Russo di San Pietroburgo


Lo sciamano descrive generalmente il suo ruolo come “il modo naturale, spontaneo di guardare la realtà, quello che abbiamo ancora da bambini prima che i dogmi della nostra cultura lo reprimano”. Lo sciamanesimo non ha leggi o luoghi di culto ma vive solo dell’incontro diretto con gli spiriti, del contatto con una realtà altra. Lo sciamano è un medium, tra il mondo terreno e quello ultraterreno, un canale tra la volontà divina e le forze della natura attraverso la sua capacità di “viaggiare” in stato di trance.

Lo stesso stato di estasi si ritrova nella descrizione della genesi di un’opera d’arte nelle parole scritte nel 1911 da Vassily Kandinsky ne Lo spirituale nell’arte: “ La vera opera d’arte nasce in modo misterioso, enigmatico, mistico dall’artista. Separatasi da lui, acquista una vita autonoma, una personalità, diventa un soggetto indipendente, che ha un proprio respiro naturale e che conduce anche una vita materiale reale, un essere. – Ed ancora – Ogni opera nasce nell’inconscio. Si forma nell’anima un movimento di nubi. Si creano tensioni che si innalzano come grosse onde, cagionano inquietudine, ricadono, suscitano attese, tornano a innalzarsi per poi ricadere di nuovo. E’ come un possente pulsare interiore contro le pareti che rinserrano l’anima, simile al travaglio di un parto”.

Kandinsky, che ha saputo anche diventare uno dei più grandi teorici del ‘900, ha cercato nell’astrazione la risposta all’espressione della spiritualità: esistono corrispondenze tra colori e stati d’animo, forme e emozioni, ed è così che solo attraverso combinazioni di ritmi e composizioni di forme, i colori diventano simboli  capaci di comunicare direttamente con noi uomini e la spiritualità dell’anima prende vita.

L’artista allora diventa come uno sciamano, un ponte tra il visibile e l’invisibile. Un mondo, quello dello sciamanesimo, che Kandinsky ha incontrato durante gli anni giovanili dei suoi studi etnoantropologici, nel 1889 nel nord della Russia tra i membri di una spedizione nel governatorato di Vologda: l’espressione non filtrata, spontanea, primitiva dei contadini delle campagne siberiane insieme alle  magie, ai simboli e ai rituali popolari delle tradizioni russe, hanno definitivamente  influenzato la sua ricerca, fino a farlo diventare il padre dell’astrattismo.

La mostra promossa dalla Città di Vercelli, organizzata da Giunti Arte mostre musei col patrocinio della Regione Piemonte, il contributo di diverse istituzioni e aziende, è ideata e curata da Eugenia Petrova, direttrice aggiunta del Museo di Stato Russo di San Pietroburgo mette in relazione le opere di Kandinsky, 22 dipinti  provenienti da otto musei russi, insieme ad una raccolta di oggetti delle tradizioni polari e sciamaniche della Fondazione Sergio Poggianella, di Rovereto, archi, grembiuli, bastoni e tamburi rituali delle Regioni della Mongolia della prima metà del xx secolo. (http://www.mostrakandinsky.it/ ) Raffaella Ferrari

 





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